Città murate

Monselice – Este - Montagnana

 

 

 

 

 

 

Situate tra Padova e l’Adige, a breve distanza l’una dall’altra, le tre cittadine spiccano per l’impianto urbanistico medievale racchiuso entro poderose fortificazioni coeve: Monselice, città murata ai piedi di una rocca; Este, fortificata prima dagli Estensi e poi dai veneziani che in seguito la promossero a luogo di villeggiatura; Montagnana, notevole per l’eccezionale stato di conservazione dell’imponente cerchia di mura costruita dai Carraresi. Un breve itinerario storico attraverso le tre città è offerto dal brano seguente, tratto dalla Guida Rossa Veneto del Touring Club Italiano.

 

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In un’area contraddistinta da un tessuto insediativo di matrice rurale, le tre cittadine di Monsélice, Este e Montagnana emergono per l’eccezionale concentrazione, disposte come sono a breve distanza l’una dall’altra (lungo una linea lambita dall’Adige fino alla rotta del 589) e tutte riconducibili – pur nell’originalità del modello insediativo di ciascuna – ad analoghi processi di formazione, essendo ognuna l’esito di un disegno coerente nella forma (le mura) e nell’impianto. Monsélice, di origine longobarda, spicca per la morfologia del sito: unico tra i centri della pianura padovana si addossa a un colle, di cui occupa più livelli e sul quale, dove un tempo si profilavano le cortine murarie, emergono oggi le scenografiche costruzioni barocche che, nel ’700, hanno ridisegnato il pendio. Anche Este, eminente centro paleoveneto e poi “municipium” romano, per l’impianto ci rinvia al Medioevo, ma l’immagine urbana è quella impressa dal rinnovamento architettonico di età veneziana. La bellissima e intatta cerchia murata di Montagnana serra, invece, un borgo di pianura razionalmente progettato a fini bellici e rimasto integro per la persistenza dell’interesse militare e per lo scarso dinamismo economico e demografico otto-novecentesco. […]

 

Monselice

Cittadina commerciale e produttiva, Monsélice è formata da un nucleo di matrice medievale distribuito sulle propaggini del colle (la Rocca), entro tratti residui della cortina murata, e da una serie di costruzioni monumentali scenograficamente disposte a mezza costa e raccordate da una passeggiata panoramica di gusto barocco che avvolge da ovest a est il pendio.

Luogo di frequentazione preistorica e poi paleoveneta, su una direttrice viaria ripresa nel secolo II a.C. e su un corso d’acqua navigabile (nel Medioevo citato come Vigenzone), la romana “Mons Silicis” si sviluppa verso il Monte Ricco avendo come fulcro il “castrum”, polo anche della città longobarda, che fu centro politico-amministrativo di una “iudiciaria” estesa fino alla stessa Padova. L’importanza strategica di Monsélice è motivo dell’interesse rivoltole dal “comitatus” padovano, che nel secolo X prende il sopravvento. Si disegna in quell’epoca l’immagine della città murata ai piedi della Rocca, con porta, castello e palazzo pubblico, suddivisa in quattro quartieri secondo le direttrici dei borghi. Nel 1239 Federico II, tramite il vicario Ezzelino da Romano, rafforza le fortificazioni del colle e la cinta cittadina inglobando i borghi a sud-ovest della Rocca. Nel secolo XIV, contesa tra Verona e Padova, Monsélice diviene un munitissimo ganglio difensivo, chiuso entro cinque ordini di muraglie. Il tracciato della cerchia esterna, rafforzato da torri, racchiudeva – con due linee convergenti ad angolo retto, mutuate in età carrarese dall’impianto ezzeliniano – le espansioni dell’abitato in pianura, mentre un terzo tracciato tagliava per linee di massima pendenza il colle fino alla vetta, secondo uno schema frequente che si ritrova a Soave, Maròstica e Conegliano; altre tre cortine intermedie fortificavano la parte del colle compresa entro le mura esterne. L’impostazione dell’ampliamento murario carrarese determina l’impianto urbanistico interno, impostato sugli assi, convergenti, intestati alle porte Adriatica (per Chioggia) e Santa Croce (per Padova). Sotto la Serenissima, nelle maglie di una struttura urbana ormai consolidata, si procede al rinnovamento edilizio (Ca’ Marcello), a nuove edificazioni che ridisegnano il fianco meridionale del colle (Ca’ Duodo con la sequenza delle Sette Chiese) e a insediamenti di villa particolarmente marcati (Ca’ Pisani). Nella campagna, la civiltà veneziana opera mediante la bonifica e la formazione di grandi proprietà terriere. La città è in quell’epoca lambita dall’anello navigabile, sviluppato tutt’attorno ai colli Euganei, che la collega a Este e a Longare mediante il canale Bisatto, e a Padova per il canale di Battaglia.

A partire dall’800, l’infrastrutturazione viaria (nuova strada per Rovigo, apertura della ferrovia Padova-Bologna) favorisce lo sviluppo industriale, con l’impianto di opifici tessili e l’espansione delle attività estrattive, che aggrediscono il colle con esiti di accentuato degrado ambientale. Nel secondo dopoguerra, all’esterno del perimetro murario ampiamente demolito già nei secoli XVIII e XIX, vaste zone della campagna sono occupate da una disseminazione edilizia che traduce visivamente la frammentazione del settore produttivo in unità di piccole dimensioni, sulle quali si basa l’evoluzione recente dell’economia dell’area. Tra le iniziative culturali, va menzionato il “Premio Città di Monsélice” per la traduzione letteraria e scientifica.

 

Este

Principale centro amministrativo e culturale della Bassa padovana, Este ha conservato integro l’impianto urbanistico a maglie ortogonali perimetrato nel 300 da un giro d’acqua e definitivamente fissato dalle mura veneziane, di cui è tuttora riconoscibile il percorso. Come a Monsélice, l’abbattimento e il degrado delle strutture difensive è andato di pari passo con l’affermazione delle funzioni civili del borgo, divenuto in età veneziana elegante sito residenziale. Abbattute o degradate le mura urbiche, sussiste invece, separato dalla città, il Castello carrarese, che mostra la bella cinta lasciata intatta per fare da scenografico contorno alla dimora di villeggiatura dei Mocenigo, ora sede del Museo nazionale Atestino, tra i più importanti d’Italia per le raccolte archeologiche preromane.

Ateste (forse da “Athesis”, Adige, che fino alla rotta del 589 la bagnava) fu insediamento della prima età del Ferro e principale sede dei Veneti, popolazione con lingua di struttura indoeuropea proveniente, secondo alcune fonti antiche, dall’Asia Minore. Nei secoli VII-VI a.C. Este è formata da una serie di agglomerati sparsi, emergenti da un habitat di paludi e acquitrini alimentati dal fiume. Verso il secolo II a.C. queste compagini assumono una configurazione di tipo urbano lungo gli itinerari orientati in senso sudovest-nordest, primo fra tutti la Via Emilia Altinate. “Civitas” alleata di Roma contro i Galli, Ateste ottiene la cittadinanza latina (89 a.C.) e poi quella romana (49 a.C.), divenendo municipio e colonia militare. Distrutta durante le invasioni barbariche, che determinano l’esodo della popolazione verso Monsélice, e sottoposta alle frequenti divagazioni dell’Adige, Este “scompare” dalle fonti storiche fino al secolo XI, allorché l’ascesa di una famiglia (non si sa se di Germania o di Toscana) denominata casa d’Este ne suscita la ripresa anche urbanistica. Accanto all’impianto di pianura determinato dagli assi viari preesistenti si forma in collina il nucleo fortificato estense, destinato a divenire una delle sedi principali della famiglia. In piano la città si sviluppa attorno alla pieve di Santa Tecla (sul luogo dell’attuale Duomo), chiesa matrice dalla quale dipenderanno le cappelle del territorio. Nel 1115 è citato per la prima volta il “castrum”, separato dal borgo da un corso d’acqua, il medievale Sirone, sul quale sorgono le chiese di San Martino e San Pietro (distrutta nel secolo XVIII). Nel 1184 è istituito il libero Comune in antagonismo con il potere degli Estensi, che controllano il territorio con i castelli di Calaone e Baone. Con lo sviluppo demografico ed economico iniziato nel secolo XIII, il fulcro dell’abitato tende a spostarsi da Santa Tecla all’area, bonificata, dell’attuale piazza Maggiore, dove si trasferisce il palazzo comunale. Agli inizi del ’300 viene creata una difesa naturale incanalando il Sirone, al fine di formare un’isola rettangolare attorno al centro urbano.

In questo periodo la città entra nell’orbita del Comune di Padova, a seguito anche del progressivo trasferimento nel Ferrarese degli interessi degli Estensi. Durante la signoria dei da Carrara viene ricostruito il Castello (1339-40) nelle attuali forme e, all’indomani della dedizione a Venezia (1405) è innalzata una nuova cinta murata, aperta da quattro porte, che cristallizzerà il limite e la forma di Este. In età veneziana l’apertura di nuovi varchi nelle mura consente, in una fase di vivacità economica legata anche allo sviluppo dell’artigianato della ceramica (tuttora attivo), una prima espansione all’esterno (borghi Settabile e Canevedo), che tuttavia non altera la struttura fissata dalle fortificazioni medievali. Tra ’600 e ’700 alcune famiglie veneziane, che promuovono la città a luogo di villeggiatura, vi insediano ville attorniate da parchi e giardini; e nel contempo avviano interventi di riqualificazione degli spazi e di rinnovamento delle architetture che definiscono l’immagine urbana, tuttora riconoscibile nonostante le trasformazioni novecentesche e il decadimento economico e demografico degli ultimi decenni. Nel corso del Settembre Euganeo vi si tengono manifestazioni culturali, tra cui il “Premio teatrale Città di Este” per autori in dialetto.

 

Montagnana

La cittadina è notevole soprattutto per l’eccezionale stato di conservazione della cerchia murata, tra i più begli esempi in Europa di fortificazione medievale, esaltata dal fossato a prato da sempre libero da manufatti. Il poderoso anello racchiude un altrettanto integro disegno urbanistico (impostato su una via principale sinuosa e due parallele), al centro del quale si apre l’amplissimo squarcio della piazza principale.

Nell’agro sono frequenti le testimonianze di insediamenti e necropoli dell’età del Bronzo e del Ferro; la romanizzazione data dal secolo II a.C. “Castrum” a difesa del passaggio sull’Adige, sede di un “forum” e fulcro di centuriazione, “Motta Eniaria” fu poi castello bizantino e, in età longobarda, capoluogo della Scodòsia (Sculdascia). Nel secolo XI appartenne ai signori di Este, che avviarono la fortificazione del borgo, potenziata dopo la conquista di Ezzelino (1242) con la costruzione del castello di San Zeno. Sotto il Comune di Padova – che attorno al 1275 rafforza le difese con una prima cinta (attestata nei lati lunghi sulle odierne vie Scaligera e San Benedetto) – e poi durante la signoria carrarese il centro assume l’attuale configurazione urbana, cristallizzata dalla costruzione dell’imponente cerchia murata, voluta da Francesco il Vecchio da Carrara nel 1360-62, racchiudente l’intera area abitativa. Dopo la dedizione a Venezia (1405), Montagnana diviene sede di podestà e mantiene rilevanza territoriale per il commercio di prodotti agricoli e la produzione di canapa a uso navale, espandendosi, a partire dal ’500, fuori le mura

 

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