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LOCOMOBILE A VAPORE

 

La locomobile ? una macchina a vapore, montata sopra un carro a ruote, e perciò, come lo indica appunto il nome, facilmente trasportabile da un , luogo ad un altro. Veniva impiegata per molti usi,ma la sua pi? grande applicazione era nel settore agricolo, principalmente destinata alla trebbiatura dei cereali ed alla pressatura dei foraggi.Essa ? costituita dall'unione di due parti ben distinte tra loro, e che debbono essere separatamente considerate, una delle quali serve alla produzione del vapore d'acqua, detta perciò caldaia o generatore di vapore, l'altra chiamata motore o motrice, nella quale viene utilizzato il vapore che si sviluppa nella caldaia. La locomobile ha subito per molti anni numerose modifiche strutturali, ma la costruzione che riscosse il maggior successo e che si affermo nel settore agricolo f? il modello detto "tipo locomotiva", molto semplice e robusto, verso il quale si orientarono tutti i principali costruttori, per massima parte inglesi.

Le Ditte, infatti, pi? note in Italia furono:

- Ruston, Proctor & C. di Lincoln (Inghilterra)

- Clayton & Shuttleworth di Lincoln (Inghilterra)

- Marshall Sons & C. di Gainsborough (Inghilterra)

- Garrett & Sons di Leiston (Inghilterra)

- Ransomes, Sims & Jefferies di Ipswich (Inghilterra)

Altre Ditte, forse meno note, ma non per questo meno valide furono:

- Ernesto Breda di Milano (Italia)

- Società Italo-Svizzera di Bologna (Italia)

- Hofherr & Schranz di Budapest (Ungheria)

- Heinrich Lanz di Mannheim (Germania)

 

CALDAIA

 

Il generatore di vapore di una locomobile " tipo locomotiva", ? a medio volume d'acqua, a focolare interno, con tubi da fumo, a fiamma diretta ed orizzontale. Esso ? costituito da tre parti principali:

- il focolare, contenuto in una cassa metallica.

- il corpo cilindrico, ove ? racchiuso un fascio di tubi.

- la camera del fumo sulla quale s'innesta il camino.

 

Focolare:

 

Nelle locomobili, come in ogni generatore, la parte principale ? costituita dal luogo ove si effettua la combustione,detto il focolare, il quale rimane immerso costantemente nell'acqua. Il fondo del focolare ? costituito dalla, griglia o graticola, la quale ? formata da sbarre o spranghe di ghisa, disposte tra loro in maniera da dare passaggio all'aria, pi? o meno, a seconda della natura del combustibile, e libere alle testate perché dilatandosi al calore, non si deformino.

Al disotto della griglia vi ? il ceneraio che serve ad accogliere i residui della combustione, ossia le scorie e le ceneri, ed in pari tempo a riscaldare l'aria necessaria alla combustione.Le pareti laterali ed il cielo del focolare sono formati da una sola lamiera, chiodata anteriormente ad una lamiera piana a bordi rovesciati, nel mezzo della quale vi ? il foro per l'introduzione del combustibile, e posteriormente ad una grossa piastra, sulla quale sono innestati i tubi percorsi dalle fiamme, detta perciò piastra tubiera.

 

 

 

 

Corpo cilindrico e fascio tubolare:

 

 

II corpo cilindrico, formato di anelli uniti a cannocchiale, racchiude, com' ? stato detto, il fascio dei tubi da fumo, innestati, sul davanti, alla piastra a tubi del focolare e posteriormente ad una seconda piastra circolare che chiude il corpo cilindrico medesimo, il quale ? sempre fasciato con un rivestimento coibente di cascami dì lana e di legname in sottili strisce, protetto da un involucro di lamierino di ferro e stretto da cerchioni, onde sia impedita, in gran parte, la dispersione del calore.

 

Camera del fumo e camino:

 

I prodotti della combustione che si svolgono nel focolare percorrono il fascio tubolare, sboccano nella camera del fumo, e si riversano nell'atmosfera guidati, dal camino.Il fascio tubolare, le pareti ed il cielo del focolare, che sono lambiti dalle fiamme e dai prodotti della combustione, debbono rimanere costantemente coperti dall'acqua e la loro superficie totale costituisce la superficie di riscaldamento, dalla cui estensione dipende naturalmente la maggiore o minore quantità di vapore che in un dato tempo può sviluppare la caldaia (potenzialità della caldaia).Il tiraggio naturale sarebbe però insufficiente a mantenere la combustione attiva quanto ? necessario, ed a ciò si supplisce col tiraggio forzato che si ottiene con un getto di vapore alla base del camino, per mezzo del vapore di scarico, o scappamento, dell'apparecchio motore, quando la macchina ? in azione, e con un getto di vapore diretto dalla caldaia, nei periodi di riposo o durante l'avviamento della locomobile, ottenuto per mezzo di un tubo con relativo rubinetto, chiamato il soffìante.

 

Accessori:

 

Altri particolari indispensabili per il funzionamento di una caldaia sono gli accessori.

Gli accessori delle caldaie a vapore sono quegli apparecchi coi quali si provvede al funzionamento, alla sicurezza ed alla manutenzione di esse, e perciò hanno funzioni ed importanza diverse, ed, all'infuori di alcuni di uso speciale, sono comuni a tutti i generatori.

Gli accessori pi? importanti di una locomobile sono:

- Pompa principale, per l'immissione d'acqua.

- Pompa di riserva o in alternativa l'iniettore, nel caso si guasti la pompa principale.

- Manometro, per verificare la pressione in caldaia.

- Valvole di sicurezza, per evitare che la pressione superi il punto critico per la caldaia.

- Il tubo di livello, per verificare il livello d'acqua in caldaia.

- Il chiodo di sicurezza, che spegne automaticamente il fuoco, nel caso il livello dell'acqua diventi troppo basso.

- La valvola di presa, che manovrata dalla leva di marcia, permette l'immissione del vapore nell'apparecchio motore.

- II rubinetto di scarico, che montato nella parte pi? bassa della caldaia, permette lo spurgo dei depositi solidi presenti

nell'acqua contenuta in caldaia.

- Le porte di pulizia ed ispezione, per la pulizia e le ispezioni periodiche della caldaia.

- Il registro del camino, che permette la regolazione dell'accesso dell'aria sotto la griglia.

 

Motore

 

Il motore, ? l'apparecchio nel quale si utilizza la forza espansiva del vapore acqueo prodotto dal generatore, per compiere un lavoro.Nel caso delle locomobili ad uso agricolo normalmente si tratta di un motore con stantuffo a doppio effetto, mosso mediante l'immissione del vapore alternativamente, attraverso un meccanismo di distribuzione, sulle due facce dello stantuffo .Il moto rettilineo alternativo dello stantuffo, si trasforma in moto circolare continuo, per mezzo di un'asta, detta biella, di cui un estremo ? collegato all'asta dello stantuffo e l'altro estremo ad una manovella applicata ad un asse o albero motore. Nella maggior parte dei casi la manovella ? costituita da una piegatura dell'albero, il quale ? detto allora albero-manovella.

Riassumendo, le parti principali di un motore a vapore sono:

- Il cilindro, normalmente orizzontale, costruito in ghisa comprendente i canali di ingresso e scarico del vapore.

- Lo stantuffo o pistone, su cui opera il vapore, fornito di due segmenti di tenuta in ghisa.

- La valvola di distribuzione, che distribuisce alternativamente il vapore sulle due facce dello stantuffo.

- L'albero-manovella, che trasforma il moto alternativo in moto circolare.

- Il volano, che con la sua grande massa imprime un costante impulso all'asse motore.

- Il regolatore, che ha lo scopo di regolare la velocità della macchina in funzione delle variazioni del carico.

Nelle macchine a doppio effetto ? stata eliminata la corsa passiva essendo il pistone spinto in entrambe le direzioni. A parità di cilindrata si ottiene doppia potenza.

Il funzionamento del regolatore di Watt si basa sugli effetti della forza centrifuga sulle masse E. Se la velocità della macchina aumenta esse si allargano e, per mezzo di leve, fanno chiudere un po' la valvola a farfalla. La quantità di vapore che giunge nel cilindro diminuisce e la macchina rallenta. Se la macchina ritarda succede esattamente il contrario.

Pompa di servizio locomobile Ruston Iniettore di emergenza locomobile Ruston, per l'immissione d'acqua, da utilizzare in caso di guasto della pompa di servizio Pompa di emergenza locomobile Marshall, per l'immissione d'acqua, da utilizzare in caso di guasto della pompa di servizio

 

Particolare testacroce locomobile Ruston

Particolare testacroce locomobile Marshall

Regolatore Watt locomobile Marshall

Rubinetto di scarico locomobile Marshall

 

IL MOTORE A TESTACALDA

 

 

Il motore a "testa calda" ? un motore endotermico ad iniezione, nel quale l'accensione del combustibile ? ottenuta mediante l'utilizzo di una superficie rovente, e che funziona secondo il ciclo misto di Sabathé: in parte a volume costante e in parte a pressione costante. Da un punto di vista tecnico, i motori a combustione interna, si possono dividere in due grandi famiglie a seconda del sistema di accensione, che può essere provocata da una scintilla, oppure verificarsi in modo spontaneo. Nei primi la miscela di aria e combustibile viene accesa da una scintilla elettrica (motori a gas e a benzina); nei secondi l'accensione ? provocata dall'alta temperatura ottenuta dalla compressione dell'aria all'interno del cilindro (ciclo Diesel), oppure dall'alta temperatura a cui ? mantenuta una parte della camera di combustione (testa calda e semi diesel).Nel testacalda l'accensione della miscela aria - combustibile si ottiene per l'azione combinata di tré fattori: pressione volumetrica (da 5 a 8 Kg/cm2), temperatura della camera di scoppio e iniezione del combustibile finemente polverizzato che avviene con un anticipo molto forte (120,140 e talvolta anche 180 gradi). Il motore a testa calda nasce intorno al 1890 a 4 tempi, per passare dopo pochi anni a 2 tempi (il ciclo a 2 tempi viene ideato nel 1879 dall'inglese Dugaid Clerk) in primo luogo perché l'insieme risulta pi? semplice da costruire, pi? facile da gestire e pi? affidabile; poi perché minori sono le variazioni di temperatura della calotta durante il ciclo, con il vantaggio di un funzionamento pi? omogeneo e traumi meccanici ridotti al minimo.

I gas combusti vengono espulsi dalla corrente di aria che viene compressa nella camera del manovellismo. Il sistema di iniezione di tipo meccanico ? semplicissimo;

non presenta particolari difficoltà di progetto ne richiede speciali cure di fabbricazione. La pressione di iniezione si aggira intorno ai 50 Kg per cm2. La superficie rovente ? costituita da una parte pi? o meno vasta della testata del cilindro che viene definita dalla Landini e dalla Orsi "calotta"; dalla Bubba e dalla Breda "vaporizzatore"; "palla di accensione" o "testa incandescente"

dal Garuffa. I francesi la chiamano "boule d'allumage" (SFV) o "tete d'allumage" (Percheron); i tedeschi "Zundkopf" (Lanz). La calotta viene riscaldata mediante una lampada a petrolio o a benzina (oggigiorno da un bruciatore a gas liquido) sino ad assumere un colore "rosso cupo" (istruzioni Super Landini) che equivale ad una temperatura che a seconda del materiale impiegato varia da 400 a 700 gradi centigradi. La temperatura di esercizio di una calotta moderna in acciaio al nickel cromo ? di circa 500 gradi, e comunque deve in tutti i casi mantenere una temperatura superiore a quella di accensione del combustibile usato. I motori che adottano questo sistema di accensione vengono definiti in italiano "a testa calda", in francese "a boule chaude", in tedesco "Gluhkopf e "hot bulb" in inglese.

 

Come funziona

 

II motore a testa calda impiegato in agricoltura sia come trattore, come locomobile o come impianto fisso, ? generalmente monocilindrico orizzontale a 2 tempi. Ci sono ovviamente delle eccezioni: cicli a 4 tempi (locomobili e impianti fissi Britannie a petrolio, Rushton, National e Bleakstone a nafta); motori pluricilindrici a 2 tempi anche verticali (Swidersky, Bolinder, Mietz e Weiss); trattori con motore a 2 cilindri verticali (Avance, Lanz, Muntkell,BolinderMuntkell) oppure orizzontali (Bubba UT5) e addirittura contrapposti (Bubba UTC5). Se le case costruttrici di trattori a testa calda indivi- duate sino ad oggi sono 32, i costruttori di soli motori superano probabilmente il centinaio, ma non ? mai stata fatta una ricerca relativa alla tipologia di questo propulsore. Ritornando al motore testa calda del trattore convenzionale, abbiamo questo schema di funzionamento.

Nella testa del cilindro avviene la combustione grazie alla quale il pistone arretra comprimendo l'aria nel basamento; alla fine della sua corsa il pistone scopre la luce di scarico attraverso la quale fuoriescono i gas di scarico spinti dall'aria compressa che giunge dal basamento attraverso l'apposita luce; ha inizio la compressione dell'aria fresca mentre con un anticipo di 120180 gradi rispetto al punto morto superiore, viene iniettato il combustibile indirizzandolo sulla calotta incandescente;

la combustione viene agevolata dalla combinazione tra il calore della testa e la compressione dell'aria.

 

Il ciclo

 

Secondo la teoria della termodinamica, il funzionamento di un motore endotermico viene classificato in base a dei cicli termici ideali che vengono definiti"a volume costante", "a pressione costante" e ciclo "misto". Il ciclo di combustione a volume costante viene realizzato in un motore a 4 tempi, brevettato e presentato nel 1878 alla esposizione mondiale di Parigi dal tedesco Nicolaus Otto e prende il nome di "ciclo Otto", anche se storicamente il francese Alphonse Beau de Rochas ha già teorizzato questo ciclo nel 1860-62. Al ciclo a pressione costante viene attribuito il nome di "ciclo Diesel", anche se lo scienziato franco-tedesco ha seguito in pratica la teoria enunciata molti anni prima dal francese Nicolas Leonard Sadi Carnot.

Per quanto riguarda il ciclo misto, nel quale la combustione avviene in parte a volume costante e in parte a pressione costante, si ? concordi nel definirlo "ciclo Sabathé", dal nome dello scienziato francese che probabilmente per primo ha realizzato questo tipo di motore (Société des moteurs Sabathé, La Chaléassiére - Saint Etienne) anche se l'idea sembra sia stata teorizzata in precedenza da Leon Létombe.

 

Spaccato di un motore a testacalda

 

 

Sezione Testa calda Landini L25 2° generazione di questo tipo di motore, poich? dotato già di candela di accensione, e motorino di avviamento.

 

Funzionamento motore testacalda

 

 

Primo tempo: I volani fanno girare l'albero motore nel senso indicato dalla freccia, il pistone si sposta in avanti ed aspira aria fresca nel carter attraverso le feritoie delle valvole. Avanzando ancora, il pistone chiude prima l'apertura di aspirazione e poco dopo quella di scarico, quindi l'arìa contenuta nel cilindro viene compressa e mandata nella camera che si trova davanti alla testa del cilindro. In questo istante viene iniettato nella camera olio combustibile il quale evapora immediatamente, ma non può bruciare perché si trova a contato con i gas combusti. Bisogna attendere che il pistone, continuando nella sua corsa verso sinistra, mandi dell'aria fresca nella camera, dove questa si mescola al combustibile evaporato ed ha inizio la combustione. L'alta temperatura sviluppata dalla combustione porta i gas ad un'alta pressione che agendo sul pistone lo

fa scorrere all'indietro.

Secondo tempo: Durante il secondo tempo, la pressione dei gas sprigionatisi dalla combustione, spinge il pistone indietro comprimendo così l'aria nel carter. Nella sua corsa il pistone scopre prima la luce di scarico poi quella di aspirazione il cui getto d'aria che si ? compressa nel carter aiuta la fuoriuscita dei gas combusti. Arrivato in fondo, si ricomincia.

 

 

La lampada

 

Per la messa in moto del motore si impiega la lampada di prerìscaldamento detta anche "lampada svedese"per via della diffusione che ebbero i motori scandinavi a testa calda all'inizio del secolo. Essa si usa in questo modo: si toglie il tappo di sicurezza e si riempie il serbatoio di petrolio a tré quarti della sua capacità; si versa del petrolio nella vaschetta applicandovi del materiale assorbente tipo un batuffolo di cotone e lo si accende. La fiamma riscalda il tubo evaporatore;

prima che la fiamma si spenga, si da un po' di pressione alla pompa; con ciò si manda dei petrolio nel tubo evaporatore ove esso evapora ed esce per l'ugello. Se la fiamma si ? spenta bisogna riaccendere il gas uscente e aumentare la pressione.

Dopo qualche minuto il tubo evaporatore sarà abbastanza caldo e si potrà ancora dare pressione sino a quando la pompa non sarà troppo dura. Quando la fiamma ha raggiunto un bei colore azzurro, la si pone sotto la calotta a circa 7-8 centìmetri di distanza e dopo una ventina di minuti la testa calda dovrebbe aver raggiunto la giusta temperatura sufficiente per la messa in marcia del motore. A mano a mano che la pressione nel serbatoio diminuisce, si provvede a ristabilirla con la pompa senza mai forzare. Per spegnere la lampada si apre lentamente la vite di sfogo. È pericoloso esporre il serbatoio alle alte temperature.

 

 

Estratto da "Trattori testacalda italiani" di William Dozza

 

 

Ultimamente mi sono arrivate molte richieste di chiarimento a proposito della definizione o meno di "trattore d'epoca". Ho deciso di rispondere pubblicamente all'interno del sito poich? penso di fare cosa gradita agli amici appassionati del settore.

Per fare ciò mi ? di aiuto la pubblicazione "Regolamento tecnico (preliminare)" emesso dall' ASI, sezione Macchine Agricole & Industriali, emesso in occasione del convegno di AREZZO tenuto il 13/01/02, sotto l'illuminata presidenza del dott.Mino Faralli (noto collezionista di auto e trattori d'epoca).

L'ASI, in origine Registro AUTO-MOTOCLUB STORICO ITALIANO , ? l'Ente nazionale riconosciuto e preposto dallo Stato per la conservazione della motoristica storica, nonché unico delegato per l'Italia dal Comitato Generale della FIVA (Federation Internationale des Vehicules Anciens) all'esercizio dell'Autorità Nazionale (ANF). Anche se la propria dizione ? rimasta connotata dai nomi delle auto e delle moto, di fatto comprende nel Registro Storico anche gli UTILITARI, per accogliere l'enorme patrimonio in Italia, della motoristica "utilitaria" istituendo ordinativamente, nell'ambito della " DIVISIONE UTTLITARI", le Commissioni Tecniche CTN VM COMMISSIONE TECNICA NAZIONALE VEICOLI MILITARI [Avuto riguardo alla destinazione d'uso] CTN MA&I COMMISSIONE TECNICA NAZIONALE MACCHINE AGRICOLE & INDU- STRIALI o come pi? comunemente ormai viene chiamata, TRATTORI (Trattore ? il termine per antonomasia che raccoglie MOTORI (Stazionari, locomobili e ausiliari) e MACCHINE (Macchine a vapore e locomotive o macchine produttrici di lavoro o servizi in quanto mosse da motore). CTN TC COMMISSIONE TECNICA NAZIONALE TRASPORTI CIVILI (Camion- autocarri e veicoli atti al trasporto delle merci, autobus, corriere e mini-pulmans...)

 

 

LA C.T.N. M.A.& I.

 

La Commissione Tecnica Nazionale MACCHINE AGRICOLE E INDUSTRIALI costituita di recente, ha origine dalle Commissioni Tecniche Nazionali Auto e Veicoli Militari delle quali assume in parte il regolamento tecnico, adattato alla particolare tipologia dei veicoli dei quali si occupa. E' istituita ai sensi dell' art. 16 dello Statuto dell' ASI, per il pi? efficace conseguimento degli scopi dell'Ente, nello specifico settore dei Trattori, Motori e Macchine, per preservare l'enorme patrimonio storico (specialmente, ma non limitatamente, industriale e agricolo) che ? in Italia. Per "Macchina" non si intende, ovviamente, Automobile, ma prevalentemente Macchina a Vapore ed altri ritrovati dell'ingegno in senso tecnico ed ante-litteram, non riconducibili a "Motore", nonché quei veicoli atipici (macchine,appunto, dotate di motore ausiliario) non appartenenti alla competenza di altre Commissioni Tecniche dell' ASI, il cui impiego nell'agricoltura, artigianato, industria e commercio costituisca importanza per la motoristica storica (ART.1-2 statuto ASI) Ricordato che l'utilizzo del MOTORE può essere STAZIONARIO, LOCOMOBILE o AUSILIARIO, questo ultimo impiego determina macchine d'interesse ai fini della motoristica dell' ASI, nella voce "macchine" di cui trattasi.

I Commissari Tecnici hanno il compito di indirizzare al meglio ed ottimizzare il restauro o la conservazione del patrimonio motoristico valorizzandone ['importanza culturale, storica e sociale del mezzo e l'attenzione e sensibilità dell'ASI (ART.1 statuto), consigliando di preservare, innanzitutto, offrendo consulenza e collaborazione prima e durante il restauro del veicolo il valore storico originario e genuino, a fronte, talora, di possibili disinvolte manomissioni di questo genere di motoristica, perlopi? da lavoro. La CTNT predispone alla firma del Presidente dell'ASI, quelle

attestazioni e certificazioni demandate e richieste dalla Legge. La Commissione ha in organico un Presidente, un Vice-Presidente ed un numero di Commissari Tecnici e Consulenti ed Esperti dislocati in varie Regioni, in modo da coprire il territorio nazionale.

Ora, dopo aver fatto pubblicità, agli amici dell’ASI, torniamo a noi.

Per poter rispondere alle domande basi, che di solito si fanno gli appassionati di trattori d’epoca, vi presenterò alcuni articoli del suddetto regolamento.

 

CATALOGAZIONE

 

Possono essere iscritti nei Registri ASI quei veicoli o motori che siano classificabili nelle seguenti “categorie”

[I] PREISTORICI fino al 1892

[II] ANTENATI fino al 1915

[III] PIONIERI fino al 1933

[IV] VETERANI fino al 1945

[V] CLASSICI fino al 1955

[VI] POST-CLASSICI fino al 1970 [fino ad una data precedente di 30 anni dal primo giorno dell'anno corrente] purché in "lista chiusa" predisposta ed aggiornata dalla C T N T.

[VII] MODERNI comprende motoristica "speciale" costruita da almeno 20 anni e con significati innovativi o storici eccezionali, in "lista chiusa" C T NT ASI.

Secondo una terminologia pi? "internazionale", la dizione equivalente é :

I.PREHISTORICS

II.ANCESTORS

III.PIONEERS

IV.VETERANS

V.CLASSICS

VI.POST-CLASSICS

VII. MODERNS

Comunque, in sostanza: quattro categorie (Antenati-Pionieri-Veterani-Classici) precedute da una per Vapore e Locomotive (Preistorici) pi? due per Vintage (Postdassici e Moderni).

 

CLASSIFICAZIONE TECNICA

 

Trattori-Motori-Macchine vengono inseriti, secondo la classificazione tecnica FIVA, con un giudizio generale di constatazione dell'oggetto, in una delle seguenti quattro Classi:

- tipo [A] STANDARD Veicolo dalle caratteristiche di serie quale consegnato dal costruttore. Per i Trattori dei gruppi di preservazione da 2 a 4, gli allestimenti opzionali, le modifiche minime di abbellimento e gli accessori tipici disponibili sul mercato d'epoca sono accettabili, così come gli equipaggiamenti ed i corredi d'origine.

- tipo [B] MODIFICATO D'EPOCA

Veicolo specificatamente fabbricato o modificato nel suo periodo per una precisa finalità. Tipico nel suo genere e quindi di interesse storico ben determinato. Unicamente a ciò che concerne i gruppi di preservazione da 1 a 4, il fabbricante di tale veicolo ? considerato il “costruttore".

- tipo [X]ECCEZIONE

Veicolo standard che ha subito modifiche fuori periodo. Le modifiche introdotte devono rispettare le norme del punto successivo "modifiche" e fare ricorso a parti appropriate al periodo o fabbricate con le stesse caratteristiche (forma, materiali e risultati).

- tipo [C]RIPRODUZIONE

Veicolo costruito fuori della propria epoca, con o senza parti autentiche che imita un modello del periodo. Tale veicolo dovrà essere identificato in modo da indicare chiaramente che si tratta di una riproduzione. Il fabbricante di tale veicolo ? considerato come "costruttore" per quanto definito dai gruppi di preservazione come da capoverso che segue. Non potrà essere preso in considerazione se la sua data di fabbricazione non rientra nei criteri FIVA.

 

art.11 GRUPPI DI PRESERVAZIONE

Nell'ambito di ciascun tipo, dovrà essere indicato uno dei 5 gruppi di "PRESERVAZIONE":

Gruppo[1] - AUTENTICO

Un Trattore come originariamente prodotto, inalterato e poco deteriorato. Completamente originale, comprese le finizioni esterne ed interne; eccezione solo per i pneumatici, le candele, le batterie, marmitta ed altre parti deteriorabili o soggette ad usura.

Gruppo[2] - D'ORIGINE

Un trattore sottoposto a normale impiego, ma mai restaurato, con specifiche originali e una storia continua e in condizioni originali anche se deteriorate. Parti che normalmente si usurano possono essere sostituite con parti rispondenti alle specifiche del periodo. Vernice, trattamenti galvanici e tappezzeria, rimpiazzate nel periodo d'uso, sono permesse.

Gruppo[3] - RESTAURATO

Un Trattore con identità conosciuta, completamente o parzialmente smontato, ricondizionato e rimontato, con solo minime deviazioni dalla specifica del costruttore in caso di indisponibilità di parti o materiali. Ricambi originali del costruttore devono essere usati se disponibili ma possono essere rimpiazzati con altri dalle medesime caratteristiche.

Finizione il pi? vicino possibile alla specifica del periodo.

Gruppo[4] - RICOSTRUITO

Parti di uno o pi? veicoli dello stesso modello o tipo assemblate in un Trattore-Motore-Macchina il pi? vicino possibile alle specifiche originali del costruttore. Parti possono essere state fabbricate nel processo di ricostruzione oppure prodotte fuori dal periodo (come carrozzeria, blocco motore, testa cilindri o altre parti non portatrici di identità). Finizione il pi? vicino possibile alle specifiche del periodo.

Gruppo[5] - RICARROZZATO-COPIA

E' intuitivo di che trattasi. Parti prodotte fuori del periodo, anche con materiali diversi ed il solo fine ? quello di evocare l'immagine del veicolo.

 

art.12 MODIFICHE

Qualsiasi altra modifica , alterazione o cambiamento dovrebbe essere evitato. Se effettuato dovrebbe essere nello spirito del periodo in cui il veicolo era normalmente usato e in modo tale che il veicolo possa essere riconvertito alla condizione originale con il minimo sforzo e costo possibile.Le modifiche, alterazioni e altri cambiamenti dovrebbero in teoria essere limitati a quelli richiesti dall'Autorità per garantire l'uso sicuro del veicolo su strada o diventare necessari perché le parti relative non sono pi? disponibili o riproducibili a un costo ragionevole.

Tutte le modifiche, alterazioni o cambiamenti devono essere documentati in modo che i futuri proprietari conoscano in che misura il veicolo differisce dalle condizioni originali.

Considerato quindi quanto previsto nei precedenti articoli, sono ammesse quelle modifiche richieste dall'attuale codice della strada, riguardanti particolarmente l'adeguamento dell'impianto elettrico ed il sistema di frenata. Tali modifiche devono essere eseguite in modo tale da poter non ledere l'estetica del trattore, ed ? comunque sempre preferibile, ai fini della omologazione ed autenticità storica l'originalità del costruttore.

Per quanto riguarda tutte le altre modifiche, esse devono essere state eseguite solamente nel periodo d'uso del mezzo storico il cui limite massimo ? stato stabilito per assimilazione alla FIVA con il compimento del decimo anno dalla data della sua fabbricazione adeguatamente documentate e storicamente e tecnicamente accettabili.

Le modifiche relative ad accessori e componenti possono essere "originali del costruttore" o "originali del tempo" (ditte che costruivano accessori specificatamente per determinate marche e modelli di case costruttrici e miratamente per certe funzioni e produzione di lavoro) e saranno certificabili, sia pur con differente giudizio,purché "appropriate" e "del tempo" e non snaturino l'immagine "tipica" della macchina presa in considerazione. Tutto ciò che invece non ? riconducibile ad una originalità, sia pure "del tempo" de-valorizza il giudizio di identità, dandogli adeguata classificazione tecnica.

La certificazione di identità ASI rilasciata ad un Trattore-Motore-Macchina che ha subito modifiche del tempo porterà oltre al nome della fabbrica costruttrice il nome della persona e della ditta che ne ha effettuato le modifiche.

 

 

DATAZIONE

 

E' determinata dal numero di telaio o altro elemento identificativo riconducibile alla data di produzione, come risulta dai registri di fabbricazione della casa costruttrice. Il criterio di datazione di Trattori-Motori-Macchine, considera la documentazione tecnica fornita dalla Casa Costruttrice ed eventuale documento di prima immatricolazione, ove ricorra.

La datazione si riferisce al motore/telaio/oggetto in sé, in esame e non al prototipo o primo esemplare venduto o presentato al grande pubblico. Nel caso che tali documenti siano irreperibili, assumono valore fonti specialistiche di archivio quali musei, biblioteche, centri storici, pubblicità o stampa, ecc. Si chiarisce, comunque, che l'interpretazione di tutti i documenti precedentemente richiamati ? di esclusiva competenza della CTNT ASI.

Per gli Utilitari "tipo B: Modificati d'epoca", ? necessario indicare la data dell'ultima modifica storicizzata, specialmente quando presentano radicali mutamenti tali da trasformare l'originaria 'imago' e vanno interpretati o come UTILITARI originati da materiale esistente utilizzato per la realizzazione del nuovo utilitario, o come allestimenti coetanei, specifici e mirati per produrre determinato lavoro. Comunque, vanno indicate le due date.

 

ECCEZIONE AI CRITERI DI DATAZIONE

 

La datazione di un mezzo utilitario e da lavoro dovrebbe coincidere quindi con l'anno di fabbricazione del telaio da parte della casa costruttrice, eventualmente integrato dalla data di finizione della carrozzeria, dell'attrezzo globale, delle modifiche o della ricostruzione. Nei casi in cui il mezzo abbia subito modifiche sostanziali nelle parti meccanichee/o nella carrozzeria o interventi tali da variarne la destinazione e/o le caratteristiche, assieme alla datazione d'origine verrà indicata anche la data ultima di effettuazione delle modifiche stesse.

Veicoli storici: abolito il bollo Articolo da il "GIORNALE DI BRESCIA" di mercoledi 30 gennaio 2002 MILANO - Almeno due milioni di proprietari di auto e moto ultraventennali rischiano di pagare un bollo non dovuto.

Lo sostiene la Federconsumatori, spiegando come la maggior parte dei proprietari di veicoli «d'epoca» ignorino che per i loro veicoli, sia auto che moto, con pi? di trent'anni di anzianità, non dovrebbe essere pi? pagata la tassa di possesso, ovvero l'ex bollo, perché l'articolo 63 della legge 342/00 ne stabilisce l'esenzione in quanto «di particolare interesse storico». In particolare, nell'applicazione della legge, la Giunta regionale della Lombardia ha approvato con la delibera 7290 dell'11 dicembre 2001 (Supplemento ordinario n° 51 del Bollettino Regionale della Lombardia -19 dicembre 2001) l'esenzione automaticamente dalla tassa di possesso tutti i motocicli che abbiano invece compiuto i venti anni d'età - contro invece i trenta previsti dalla legge nazionale - senza il vincolo previsto dalla legge nazionale dell'inserimento del modello negli elenchi dei modelli «storia» compilati da Fmi e Asi. Dunque i lombardia non saranno pi? tenuti a pagare la tassa di possesso per le loro moto e le auto, quindi pagheranno solo 10,33 euro, a titolo di tassa di circolazione, solo nel caso in cui intendano usare sulla pubblica via i loro veicoli. Come accennato, la legge 342/2000 aveva esentato automaticamente dalla tassa di possesso tutti i veicoli che avessero compiuto il 30° anno d'età, applicando loro una congrua riduzione. Ora la delibera regionale lombarda non solo amplia il range dei veicoli abbassando la soglia a vent'anni, ma introduce anche l'esenzione totale. Nella delibera si esclude l'estensione dell'esenzione ai veicoli utilizzati a scopo professionale. La delibera chiarisce poi che i vent'anni devono essere considerati dalla data di costruzione del veicolo e, per sanare gli eventuali dubbi su modelli «vecchi», ma di recente messa in strada, si specifica che «salvo prova contraria i veicoli... si considerano costruiti nell'anno di prima immatricolazione in Italia o in altro Stato». Nelle altre regioni la situazione appare pi? complessa: mentre la Fmi ha compilato un elenco dettagliato dei veicoli da esentare, come previsto dalla legge, l'Asi - dettaglia la Federazione delle associazioni dei consumatori - non ha compilato alcun elenco, affidando all'autocertificazione l'attestazione del possesso dei requisiti previsti dalla legge.

In altre parole si contesta che mancano le norme che individuano con certezza i veicoli storia, ponendo quindi i rispettivi proprietari nel dilemma se rischiare o meno il non-pagamento.

Per poter circolare, comunque, tutti i veicoli sono assoggettati al pagamento di un’imposta sostitutiva annua, pari a Lire 50000 (25,82 Euro) per le autovetture e Lire 20000 (10,33 Euro) per i motocicli: questa va pagata all’Ufficio Postale, in una tabaccheria abilitata oppure presso le delegazioni A.C.I. (come per il pagamento della normale “Tassa di Possesso”).

Almeno due milioni di proprietari di auto e moto ultraventennali rischiano di pagare un bollo non dovuto.

Lo sostiene la Federconsumatori, spiegando come la maggior parte dei proprietari di veicoli «d'epoca» ignorino che per i loro veicoli, sia auto che moto, con pi? di trent'anni di anzianità, non dovrebbe essere pi? pagata la tassa di possesso, ovvero l'ex bollo, perché l'articolo 63 della legge 342/00 ne stabilisce l'esenzione in quanto «di particolare interesse storico».

In particolare, nell'applicazione della legge, la Giunta regionale della Lombardia ha approvato con la delibera 7290 dell '11 dicembre 2001 (Supplemento ordinario n° 51 del Bollettino Regionale della Lombardia -19 dicembre 2001)

l'esenzione automaticamente dalla tassa di possesso tutti i motocicli che abbiano invece compiuto i venti anni d'età - contro invece i trenta previsti dalla legge nazionale - senza il vincolo previsto dalla legge nazionale dell'inserimento del modello negli elenchi dei modelli «storia» compilati da Fmi e Asi. Dunque i lombardia non saranno pi? tenuti a pagare la tassa di possesso per le loro moto e le auto, quindi pagheranno solo 10,33 euro, a titolo di tassa di circolazione, solo nel caso in cui intendano usare sulla pubblica via i loro veicoli. Come accennato, la legge 342/2000 aveva esentato

automaticamente dalla tassa di possesso tutti i veicoli che avessero compiuto il 30° anno d'età, applicando loro una congrua riduzione. Ora la delibera regionale lombarda non solo amplia il range dei veicoli abbassando la soglia a vent'anni, ma introduce anche l'esenzione totale. Nella delibera si esclude l'estensione dell'esenzione ai veicoli utilizzati a scopo professionale. La delibera chiarisce poi che i vent'anni devono essere considerati dalla data di costruzione del veicolo e, per sanare gli eventuali dubbi su modelli «vecchi», ma di recente messa in strada, si specifica che «salvo prova contraria i veicoli... si considerano costruiti nell'anno di prima immatricolazione in Italia o in altro Stato». Nelle altre regioni la situazione appare pi? complessa: mentre la Fmi ha compilato un elenco dettagliato dei veicoli da esentare, come previsto dalla legge, l'Asi - dettaglia la Federazione delle associazioni dei consumatori - non ha compilato alcun elenco, affidando all'autocertificazione l'attestazione del possesso dei requisiti previsti dalla legge.

In altre parole si contesta che mancano le norme che individuano con certezza i veicoli storia, ponendo quindi i rispettivi proprietari nel dilemma se rischiare o meno il non-pagamento.

 

Per poter circolare, comunque, tutti i veicoli sono assoggettati al pagamento di un’imposta sostitutiva annua, pari a Lire 50000 (25,82 Euro) per le autovetture e Lire 20000 (10,33 Euro) per i motocicli: questa va pagata all’Ufficio Postale, in una tabaccheria abilitata oppure presso le delegazioni A.C.I. (come per il pagamento della normale “Tassa di Possesso”).

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Agricoltura

 

Campo di grano mietuto L'agricoltura ? l'attività economica che consiste nella coltivazione di specie vegetali. La finalità principale dell'agricoltura ? quello di ottenere prodotti delle piante da utilizzare a scopo alimentare o non, ma sono possibili anche altre finalità che non prevedano necessariamente l'asportazione dei prodotti. Tradizionalmente, nella cultura italiana, l'agricoltura ? popolarmente riferita allo sfruttamento delle risorse vegetali a fini alimentari, mentre lo sfruttamento delle corrispondenti risorse di origine animale, l'allevamento, ne ? quasi ritenuta antitetica, riflettendo il secolare dualismo pastore-contadino. A fini scientifici e giuridici, comunque, entrambe le materie

sono comunemente riunite nella pi? vasta accezione di agricoltura, che abbraccia la coltivazione delle piante, l'allevamento degli animali e lo sfruttamento delle foreste.

Indice

1 Agricoltura, agronomia e raccolta

2 Storia dell'agricoltura

2.1 Origini

2.2 La prima rivoluzione agricola

2.3 La seconda rivoluzione agricola

2.4 Agricoltura contemporanea

2.5 Sviluppo italiano

3 Agricoltura e arte

4 Note

5 Bibliografia

5.1 Riviste

6 Voci correlate

7 Altri progetti

8 Collegamenti esterni

Agricoltura, agronomia e raccolta, I fattori naturali della produzione vegetale sono i seguenti:

Fattori biologici intrinseci: sono tali le basi genetiche che influenzano l'anatomia, la morfologia (biologia) e la fisiologia delle singole specie agrarie e le caratteristiche specifiche dei loro prodotti.

Fattori biologici estrinseci: sono tali le relazioni ecologiche che si instaurano fra le specie agrarie e gli altri organismi viventi (piante, animali, microrganismi) che popolano l'ecosistema naturale, con interazioni di competizione, predazione, parassitismo, simbiosi, neutralismo, ecc.

Fattori climatici: sono tali i fenomeni dovuti all'interazione dell'atmosfera e del sole con la superficie terrestre nelle sue diverse componenti (litosfera, idrosfera, biosfera). I principali fattori climatici che influenzano la produzione vegetale sono la radiazione solare, la temperatura, le precipitazioni o idrometeore, il vento, l'umidità atmosferica, l'evapotraspirazione, la composizione chimica dell'aria. Di minore rilevanza diretta ? invece la pressione atmosferica.

Fattori pedologici: sono tali i fenomeni dovuti all'interazione del terreno con l'idrosfera, l'atmosfera, il sole, l'idrosfera e la biosfera. Il terreno ? un ambiente complesso, derivato dalla pedogenesi, generato dall'equilibrio fra la litosfera e gli altri elementi che interagiscono sulla superficie terrestre. Sono fattori pedologici le proprietà fisiche del terreno, le proprietà chimiche, le proprietà biologiche, che nel complesso concorrono a determinarne la fertilità.

La vita quotidiana di agricoltori all'opera su una terrazza delle Cinque Terre (particolare di un murale a Riomaggiore)A differenza della semplice raccolta dei prodotti naturali della terra, l'agricoltura ? una tecnica che interviene modificando i fattori naturali della produzione vegetale allo scopo di incrementare, in qualità e quantità, il prodotto. La raccolta, infatti, sfrutta la produzione naturale del tutto subordinata alle esigenze specifiche delle piante e alle dinamiche dell'ecosistema senza alcun intervento dell'uomo. L'agricoltura prevede invece l'intervento dell'uomo nel correggere, a suo favore, le condizioni intrinseche ed estrinseche che determinano la produzione vegetale.

Gli interventi dell'uomo che concorrono a delineare un'attività agricola, distinguendola da quella della semplice raccolta, sono ad esempio i seguenti:

Interventi sui fattori biologici intrinseci: sono tali ad esempio la selezione, il miglioramento genetico, le biotecnologie, l'ibridazione, la potatura, l'innesto, la densità di piantagione. Nel complesso questi interventi concorrono a indirizzare la naturale tendenza produttiva delle singole specie agrarie verso specifiche esigenze dell'uomo.

Interventi sui fattori biologici estrinseci: sono tali ad esempio il diserbo, la fitoiatria e la difesa dei vegetali in senso lato, che mirano a contenere i fenomeni di antagonismo biologico, altri come la consociazione o forme pi? o meno avanzate di biotecnologia (micorrizazione, batterizzazione e altre forme di inoculo di organismi simbionti), mirano a promuovere fenomeni di sinergia biologica. Altri ancora, come l'avvicendamento colturale, hanno un ruolo complesso nel determinare l'equilibrio

fra antagonismi e sinergie. Interventi sui fattori climatici: sono tali ad esempio gli apprestamenti protettivi mirati a ridurre l'influenza negativa del clima o potenziarne quella positiva fino a correggere drasticamente uno o pi? fattori. Sono interventi sui fattori climatici l'allestimento

di frangiventi, di opere di protezione dal freddo (serra, tunnel, pacciamatura, ecc.), l'irrigazione. Meno palese ? il ruolo svolto da altre pratiche agricole in quanto si tratta di forme di adattamento a condizioni climatiche esistenti: sono tali la scelta dell'epoca di semina, il trapianto, la scelta varietale, la densità di piantagione, l'orientamento dei filari, alcune lavorazioni del terreno, ecc.

Interventi sui fattori pedologici: sono i pi? complessi perché trattasi di azioni che possono modificare contemporaneamente differenti proprietà del terreno. Sono tali le lavorazioni del terreno, che influenzano principalmente (ma non solo) le proprietà fisiche, la fertilizzazione, che influenzano principalmente le proprietà chimiche ma hanno un ruolo non secondario anche su

quelle fisiche e biologiche, l'irrigazione, che influenza le proprietà fisiche, chimiche e biologiche, ecc.

Coltivazione in serra delle fragoleL'agronomia ? una scienza applicata che studia il ruolo dei singoli fattori della produzione vegetale e le interazioni reciproche, elabora le tecniche agricole con il coordinamento dei fattori a differenti livelli, al fine di ottimizzare la produzione ai fini economici. Per estensione agronomia e agricoltura sono talvolta usati come sinonimi, tuttavia, a rigore l'agronomia ? una scienza applicata collegata alle altre scienze (biologia, chimica, matematica, fisica, ecc.), il cui ambito principale d'applicazione ? l'agricoltura. L'agricoltura ? invece un insieme di tecniche che riassumono le conoscenze empiriche tramandate di generazione in generazione in una pratica millenaria e quelle tecniche fornite dalla ricerca scientifica in campo agronomico. Le varie forme di agricoltura derivano dal ruolo ponderale che hanno, da un lato, l'agronomia e, dall'altro, la tradizione.

Storia dell'agricoltura

 

Si ? scoperto che l'agricoltura sarebbe nata 11.400 anni fa attraverso la domesticazione. Non solo tale domesticazione sarebbe avvenuta molto prima nell'area definita Mezzaluna fertile), ma persino prima di ogni altra specie vegetale, quali frumento, e legumi. La scoperta ? avvenuta un villaggio presso il fiume Giordano a 15 km a nord di Gerico. È con l'introduzione delle pratiche

agricole che, in tempi remoti, i nomadi fondarono le prime aggregazioni urbane. L'Egitto era basato sull'pastorizia e fu tra le prime popolazioni a utilizzare l'aratro in legno, e zappa; soprattutto nel bacino del medioriente e del mediterraneo, l'uomo, abbandonata la vita nomade per insediarsi stabilmente, cominciò ad addomesticare gli animali. L'allevamento garantiva una maggiore disponibilità di carne e latte, oltreché materie prime come lana e pelli e fino alla scoperta dei motori a scoppio, fu la pi? importante forza di lavoro come aiuto nell'aratura e nella fertilizzazione del terreno. Il rapporto tra la proprietà della terra e ruolo sociale divenne ben presto fondamentale. Nel mondo classico e latino, il sistema agrario si basava sulla divisione della terra in funzione all'esigenza della città e sull'ager publicus[1] oltreché nella rotazione biennale dove, in autunno, circa metà della terra veniva seminata con cereali e l'altra metà veniva lasciata a riposo (maggese). Il secondo anno s'invertivano le due porzioni.

La prima rivoluzione agricola L'agricoltura basata sulla rotazione biennale e sul maggese rimase predominante fino al XVII secolo. Il progressivo sviluppo dei commerci, tuttavia, stimolò gradualmente l'adozione di nuove tecniche produttive.

In particolare, nelle Fiandre e nel Brabante il terreno era poco fertile, ma il notevole sviluppo del commercio marittimo fece aumentare notevolmente la domanda di prodotti quali il lino per le tele, i coloranti per il panno, l'orzo e il luppolo per la birra, la canapa per le funi, il tabacco ecc. La densità della popolazione, inoltre, favoriva lo sviluppo dell'orticoltura e della frutticoltura. Si adottarono quindi nuove tecniche basate sulla rotazione pluriennale e sulla sostituzione del maggese con pascoli per il bestiame, anche per ottenerne concime naturale.

Tali innovazioni vennero studiate da esperti europei ed americani. L'inglese Richard Weston visitò le province fiamminghe intorno al 1650 e descrisse in una sua famosa opera, A discourse of husbandrie used in Brabant and Flanders, il loro metodo basato sulla rotazione delle colture (lino, rapa, avena, trifoglio). I nuovi metodi dettero origine al cosiddetto sistema di Norfolk, generalmente considerato il prototipo di una nuova agricoltura che, grazie alla rotazione e ad altri aspetti (recinzioni, grandi aziende, lunghe affittanze, aratro in metallo tirato da cavalli ecc.), consentì all'Inghilterra di esportare grandi quantità di grano e farine nel periodo 1700-1770. Secondo Paul Bairoch, il notevole sviluppo dell'agricoltura stimolò la successiva rivoluzione industriale grazie alla domanda di aratri e altri attrezzi in metallo.

Altri paesi seguirono l'esempio dell'Inghilterra. Ad esempio, in Francia, in cui le tecniche agricole medioevali dominarono fino al 1750, la scuola fisiocratica di Fran?ois Quesnay propose espressamente fin dal 1756 (data dell'articolo Fittavoli che Quesnay scrisse per l'Encyclopédie) l'adozione del modello inglese.

La seconda rivoluzione agricola La rivoluzione industriale chiamò a sé dalle campagne numerosi braccianti che si riversarono verso altri continenti e/o nelle grandi città. In Italia la migrazione fu dal sud verso il triangolo Piemonte/Veneto/Emilia e per contrastarla furono previsti dei piani governativi ossia piani di bonifica delle terre governative che venivano destinate all'agricoltura.

Nel corso del XIX secolo migliori strumenti aratori e sistemi di semina, acquisizione sul mercato di nuove sementi e di nuove piante con elevata produttività mais), la comparsa delle macchine agricole e dei concimi chimici, attuarono una profonda ristrutturazione rurale che stimolò ancora la costruzione di nuove attrezzature e macchine per tutte le esigenze lavorative agrarie. L'attività agricola divenne ben presto di tipo industriale nei Paesi economicamente avvantaggiati, mentre nell'Europa dell'Est, Sud America, Asia e Africa rimasero grandi terreni non coltivati, anche se coltivabili.

Agricoltura contemporanea

 

Grande produzione di patateNei secoli, e sino a tempi recenti anche nel Mondo Occidentale, l'agricoltura ha avuto sempre primaria importanza per lo sviluppo dei popoli e degli Imperi. Oggi ? spesso degnata di un'attenzione superficiale nelle economie moderne, mentre resta fonte primaria di sussistenza e perno dello sviluppo economico dei paesi pi? poveri ed arretrati. L'importanza di questa pratica ? dimostrata dal fatto di essere a tutti gli effetti una scienza e di essere ormai al confine con numerose altre scienze come la genetica e la biologia sia animale che vegetale.

I governi dei paesi industrializzati tra il 1960 e fine anni '90 hanno indotto la cosiddetta rivoluzione verde, ossia hanno investito in maniera consistente nella ricerca agricola, direttamente sui campi degli agricoltori, cercando altri sistemi per incrementare la produzione alimentare con lo sviluppo di prodotti pesticidi e fertilizzanti, incoraggiandoli ad utilizzare queste nuove tecnologie e rivoluzionando le tradizionali pratiche agrarie con l'abbandono e l'estinzione di molte varietà

locali e tradizionali.

Per approfondire, vedi la voce Rivoluzione verde. L'agricoltura contemporanea si basa sempre pi? sull'immissione di energia esterna al sistema sotto forma di fitofarmaci, meccanizzazione, fertilizzanti, ingegneria genetica, tecnologia; si parla quindi di agricoltura intensiva, in antagonismo all'agricoltura estensiva.

Ferme restando le implicazioni negative di una pratica agricola intensiva troppo spinta, la continua crescita dei fabbisogni alimentari mondiali, la necessità di mantenere bassi i prezzi degli alimenti, la riduzione della superficie coltivabile, l'esigenza di coltivare anche in zone nettamente sfavorevoli (talvolta anche per inquinamento) e di poter ottenere prodotti di qualità nutrizionale elevata, pongono gli operatori davanti ad una limitata rosa di scelte.

Le pratiche tradizionali usate prima della rivoluzione verde avevano il difetto di non essere in grado di fornire prodotti in larga quantità ed economici, attraenti per i consumatori, ma soprattutto coerenti con gli standard qualitativi e di sicurezza imposti dalla legge nonché adatti ai processi di trasformazione industriale. Una parte di questa agricoltura tradizionale prende oggi il nome di agricoltura biologica, che costituisce comunque una nicchia di mercato di una certa rilevanza e

presenta prezzi medio-alti.

D'altra parte l'agricoltura intensiva presenta evidenti problemi di sostenibilità e per questo di anno in anno cresce l'esigenza di tecnologia di settore sempre pi? attenta alle problematiche ambientali.

Tra le soluzione tecnologiche, si ? avuto da un lato l'adozione di approcci di lotta integrata, dall'altro il miglioramento dei composti chimici (meno tossici e persistenti) e delle varietà impiegate. In questa ottica si collocano anche gli O.G.M., Organismi geneticamente modificati.

 

Sviluppo italiano

 

Agricoltura, formella del Campanile di Giotto, Andrea Pisano, 1334-1336, FirenzeAnche se la meccanizzazione ha uno stampo anglosassone, le primissime macchine agricole del XVII secolo, sono il frutto dell'ingegno italiano: Giuseppe Locatelli, costruì la prima semplice seminatrice, composta da un cassetto contenente i semi applicato all'aratro.

Procedendo, l'aratro faceva ruotare un distributore a cucchiaio inserito nel cassetto ed il seme cadeva a terra. Giovanni Cavallina, costruì la prima macchina seminatrice meccanica, con un sistema di ripiani a fori e dei piccoli tubi, deponeva i semi nei solchi appena tracciati dall'aratro.

Nel XIX secolo Lambruschini e i fratelli Ridolfi, costruirono un rovesciatore di tipo elicoidale per sminuzzare le zolle pi? grosse. La prima forza motrice di tipo meccanico fu la macchina a vapore, utilizzata per far funzionare le prime trebbiatrici per cereali e le presse per paglia e fieno.

Negli Stati Uniti si costruì il primo trattore, la macchina motrice per eccellenza. Erano però macchine pesantissime e difficili da maneggiare. Dopo vent'anni di prove, le industrie Ford fornirono agli agricoltori americani trattori pi? leggeri, facili da riparare, semplici nella manutenzione, a prezzi accessibili.

nel 1930, le industrie Landini costruirono il primo trattore con motore testa calda, ben utilizzato nelle grandi opere di bonifica e dissodamento.

 

Agricoltura e arte

 

Molti artisti, soprattutto nel XIX secolo in coincidenza con il trionfo dell'Impressionismo e della pittura en plein air, hanno scelto la vita dei campi come oggetto delle loro opere.

Colui che sovrasta tutti gli altri per la capacità di raccontare la fatica della povera gente e di dare un senso umile e religioso a quella fatica ? Vincent Van Gogh, il pittore pazzo, morto suicida quando aveva appena 37 anni. Ad Arles, nel sud della Francia, s'innamorò dei colori della campagna provenzale. Usciva di casa all'alba, raggiungeva i campi, e dipingeva fino a sera, ne uscì il quadro "La mietitura". Aveva adottato gli stessi orari e si sottoponeva alla stessa fatica dei contadini ed alla fine della giornata ne coglieva i frutti: un quadro carico di colori incredibili e gioiosi. Nell'ultimo periodo della sua vita, i campi si trasformarono in oscuri presagi di sventura.

il dipinto "Campo di grano"Ad Auvers-sur-Oise, nei dintorni di Parigi, dipinse immagini sempre pi? cupe. Il suo ultimo soggetto fu un campo di grano sorvolato da uno stormo di corvi. In quel campo, pochi giorni dopo, si sparò un colpo di rivoltella al fianco.

Nota disambigua – Se stai cercando la Rivoluzione verde del 1969 in Libia, vedi Rivoluzione verde (Libia). La rivoluzione verde ha rappresentato un approccio innovativo ai temi della produzione agricola che, attraverso l'accoppiamento di varietà ad alto potenziale genetico a sufficienti input di fertilizzanti, acqua ed altri prodotti agrochimici, ha consentito un incremento significativo delle produzioni agricole in gran parte del mondo.

Tale processo di innovazione delle tecniche agrarie iniziò in Messico nel 1944, ad opera del Premio Nobel per la pace e scienziato statunitense Norman Borlaug con l'obiettivo di ridurre le aree a rischio di carestia.

Oggi ? diffusa in particolare in America, Europa, Oceania, Asia e Sudafrica. A causa delle condizioni climatiche e della situazione geo-politica tali pratiche agricole non si sono però rivelate applicabili con facilità nell'Africa sub-sahariana, che ancora oggi soffre di carestie endemiche.

La rivoluzione verde non si ? comunque rivelata esente da problematiche, prevalentemente ambientali, ed ? oggi in corso una sua revisione che sappia fare tesoro dei suoi successi e al contempo riduca i livelli di inquinamento ambientale ad essa spesso correlati.

 

Storia

 

L'inizio della rivoluzione verde si fa comunemente risalire al 1944, quando la Rockfeller Foundation fondò un istituto per aumentare il prodotto agricolo delle fattorie messicane. Ciò produsse risultati sorprendenti:

il Messico passò dal dover importare metà del suo frumento all'autosufficienza nel 1956, fino all'esportazione di mezzo milione di tonnellate di frumento 1964.[2] In realtà, questo approccio al miglioramento genetico fu inizialmente messo in atto da parte di un ricercatore italiano, Nazzareno Strampelli, nei primi anni del '900.

Le sue varietà ibride di frumento furono uno degli elementi decisivi che consentirono di vincere la cosiddetta Battaglia del grano lanciata in quegli anni da Benito Mussolini.

La storiografia ufficiale dà comunque il merito della trasformazione agricola ad un allora giovane genetista americano, Norman Borlaug, che incrociando frumenti bassi e frumenti altamente produttivi, ma alti, ottenne frumenti di taglia contenuta capaci di grandi produzioni. Per tale realizzazione ha ottenuto nel 1970 il premio Nobel per la pace.

Dopo le sperimentazioni degli anni '40, le tecnologie furono esportate all'estero, trovando applicazione in tutto il mondo. Il successo nei rendimenti crescenti fu indiscutibile. La crescita dei rendimenti era tale da consentire all'agricoltura di tener testa alla crescita della popolazione, scongiurando le fosche previsioni di Malthus. La produzione pro capite aumentò ogni anno dopo il 1950.

L'uso dell'ingegneria genetica in agricoltura con la creazione di piante geneticamente modificate (v. OGM) che possiedano specifiche caratteristiche agronomiche ? vista da alcuni come la continuazione naturale de progresso genetico ottenuto dalla rivoluzione verde.

 

Tecnologie

 

Le tecnologie della rivoluzione verde si suddividono in due categorie. La prima ? la produzione di nuove varietà di piante; la seconda ? lo sviluppo di nuove tecniche agricole.

 

Miglioramento genetico

 

La maggior parte dei raccolti consumati dal pubblico di massa delle nazioni industrializzate ? costituita da raccolti derivati da sementi della rivoluzione verde. La progettazione di razze ibride (così chiamate perché create mediante riproduzione incrociata di un largo numero di varietà per produrre la combinazione desiderata di caratteristiche in una singola varietà, sebbene anche la mutazione genetica casuale era usata) era motivata dal desiderio in primo luogo di aumentare il rendimento del raccolto, e anche di estendere la durata per il trasporto e la longevità per la conservazione. Il grano "Norin 10" ? un esempio di un ibrido che aiutò i paesi in via di sviluppo, come l'India e il Pakistan, ad aumentare la produttività dei loro raccolti. Da allora, gli ibridi sono stati eseguiti per raggiungere un'estetica migliore (es. pomodori pi? grossi, pi? diritti, pannocchie uniformemente colorate).

Poiché il miglioramento del rendimento dei raccolti era prodotto principalmente tramite l'uso di combustibili fossili pesanti (vedi sotto), l'elevata efficienza degli ibridi della rivoluzione verde ? spinta da questi input (immissioni); infatti, gli ibridi sono pi? efficienti nello sfruttamento dei fertilizzanti chimici usati, e sono anche progettati per essere pi? facili da raccogliere meccanicamente.

 

Tecniche agricole

Le tecniche messe a punto e sviluppate dalla rivoluzione verde sono, in breve: Uso massiccio di fertilizzanti chimici. Ogni pianta sostanzialmente conta su alcuni composti di base per crescere.

In primo luogo ? necessario l'azoto. Solo sotto forma di nitrato le piante possono assorbire l'azoto di cui hanno bisogno. Alcuni microorganismi trovati nel suolo sono capaci di trasformare l'azoto presente nell'aria nella forma di nitrato che le piante possono usare. La fissazione biologica dell'azoto può anche aver luogo per l'effetto di microorganismi viventi in piccoli noduli sulle radici di certe piante, come i legumi. I fosfati sono anche importanti, tanto quanto altri elementi presenti in tracce. Il pH del suolo (acidità o alcalinità) deve essere regolato fino a raggiungere le condizioni ottimali del prodotto in questione. In precedenza le condizioni del suolo dovevano contare solo su tecniche come la rotazione, la mistura di sementi, o fertilizzanti organici come il concime di cavallo. Il maggior passo avanti della rivoluzione verde in questo campo ? stato l'uso di fertilizzanti chimici per aggiustare il PH del suolo e raggiungere i livelli giusti di tutti i composti necessari per la crescita della pianta. Irrigazione. Benché sia stata usata in agricoltura per migliaia di anni, la rivoluzione verde ha ancor di pi? sviluppato i metodi d'irrigazione migliorandone l'efficienza. È stato possibile avere pi? di un raccolto all'anno con una dipendenza ridotta dalle stagioni dei monsoni. Uso di macchinari pesanti. Le mietitrici meccanizzate e altri macchinari pesanti non erano nuovi per l'agricoltura (la mietitrice McCormick fu sviluppata nel 19° secolo), ma la rivoluzione verde permise una riduzione drastica nel fabbisogno di lavoro umano nell'agricoltura estendendo l'uso dei macchinari per automatizzare ogni possibile processo agricolo.

Prodotti fitosanitari. Lo sviluppo dei prodotti fitosanitari di sintesi (inclusi i cloruri organici ed i composti organofosfatici) ha permesso ulteriori miglioramenti nella produttività dei raccolti, grazie ad un controllo efficiente delle malerbe (mediante l'uso di diserbanti nella stagione della crescita) e l'abbattimento di insetti nocivi. Negli anni recenti le tecniche di ingegneria genetica sono state usate per estendere alcune delle migliorie della rivoluzione verde, specialmente l'uso dei pesticidi ed erbicidi. Per esempio molti prodotti agricoli commerciali questi giorni hanno sviluppato resistenza agli erbicidi, così che l'uso di quantità maggiori di erbicidi elimina le erbacce indesiderate lasciando

intatto il raccolto.

 

Produttività

 

Le varietà sviluppate nella rivoluzione verde sono chiamate comunemente varietà ad alta resa (High Yielding Varietis, HYV), spesso definite anche «semi miracolo»: questa definizione tuttavia ? scorretta o quantomeno incompleta, perché la caratteristica principale delle varietà della rivoluzione verde ? quella di aumentare la produzione di quelle parti della pianta che possono essere usate in modo efficiente nella produzione industriale (e quindi vendibili sul mercato o esportabili) a scapito delle altre: le piante, cio?, si può dire che concentrino le proprie energie nello sviluppo di certe parti piuttosto che di altre (tipicamente, nell'esempio del granturco, la pannocchia invece delle foglie e del gambo), ma spesso la resa complessiva, cio? la biomassa prodotta, non aumenta ma diminuisce. Del resto, come sottolineato da Angus Wright dal punto di vista scientifico parlare di miracolo ? sempre errato e sospetto.

La resa, del resto, ? alta se non si considerano i casi sfavorevoli (nella supposizione che siano eliminati dalla gestione diretta di ogni fase della vita della pianta), cio? solo in funzioni delle alte immissioni (input) di nutrienti e prodotti vari (fertilizzanti e fitofarmaci in genere e acqua), mentre il loro mancanza le varietà tradizionali indigene hanno rese maggiori, motivo per cui l'autore dello studio su quindici Paesi in cui si ? visto il fenomeno citato, il dottor Palmer, dell'Istituto di ricerca per lo sviluppo sociale dell'Onu, propone l'espressione «varietà ad alta risposta» in sostituzione di quella «varietà ad alta resa».

 

Nel caso del riso, secondo un esempio di M. S. Swaminathan, due varietà, una ad alta resa e l'altra ad alto fusto precedente la rivoluzione verde, possono produrre entrambe 1000 kg di materia secca, ripartendole però rispettivamente in 500 e 500 o 700 e 300 kg di paglia e grani di riso: come si vede dalla tabella 1 (studio del 1944 sull'area di Hebbal condotto da A. K. Yegna Narayan Aiyer), in generale una varietà può produrre molti grani ma poca paglia o viceversa.

 

Nell'agricoltura industriale, la perdita della paglia non ? considerata una riduzione della produttività perché la paglia non può essere venduta convenientemente, tuttavia essa potrebbe essere usata in loco in moltissimi modi: tradizionalmente, per nutrire gli animali (a loro volta utili come fonte di energia a basso costo e letame per la concimazione), ma anche per reintegrare i nutrienti nel terreno oppure, in prospettiva, produrre energia con una delle varie tecnologie sviluppate per le biomasse.

 

Le varietà indigene, spesso, se trattate adeguatamente (sviluppando l'irrigazione e con un uso minimo di fertilizzanti chimici per integrare i metodi di coltivazione tradizionali) possono dare risultati paragonabili a quelle delle varietà ad alta resa (oltre i 3705 kg per ettaro): Richaria riferisce che circa il 9% di tutte le varietà coltivate in Uttar Pradesh rientrano nella categoria ad alta resa, con rese costanti oltre i 4000 kg per ettaro per la varietà Modko a Bastar e 4400 per la Chinnar (un riso profumato) nella zona di Dhamtari (Raipur), con un concime detto FYM integrato talvolta con basse dosi di fertilizzante azotato. Molte altre varietà vengono sviluppate di continuo con semplici incroci. Nello studio del 1944 di cui sopra, si riferisce di una gara indetta dal governo centrale indiano in cui la resa minima fu di 5300 libbre/acro, con un massimo di 12000 a Salem.

 

Un altro esempio, nell'ambito della silvicoltura, ? l'eucalipto, una varietà principe della rivoluzione verde, per la sua crescita rapida, che tuttavia ? fortemente compromessa nelle zone dove viene attaccato dagli infestanti o con suoli poveri e scarsità d'acqua, e spesso non ? paragonabile a quella delle varietà indigene nemmeno in condizioni favorevoli: in tabella 2 si vedono molte varietà presenti sul suolo indiano che hanno una produzione di biomassa superiore a quella dell'eucalipto, che come si vede dalla tabella 3 in condizioni sfavorevoli non produce quasi nulla, e in ogni caso ha un calo progressivo di produttività dopo il quinto o sesto anno. La crescita dell'eucalipto, e in generale di tutte le varietà per la silvicoltura industriale, a differenza di quella degli altri alberi ? concentrata nel tronco la chioma si sviluppa scarsamente, così come le foglie e i frutti prodotti sono scarsi (da qui la minore biomassa totale).

Soprattutto nelle zone molto piovose, la scarsità della chioma può esporre il suolo al dilavamento, non proteggendolo dalle forti piogge, e in quelle aride la scarsità delle foglie riduce la produzione di humus, il che (unito agli alti fabbisogni di acqua dell'eucalipto) porta all'inaridimento del suolo. Nelle zone aride indiane l'«agroforesta decentrata», costituita di molte varietà di alberi (fra cui honge, tamarindo, artocarpo, mango, jola, gobli, kagli, bamb?) in simbiosi fra di loro perfettamente integrati, distribuiti in aree in parte private e in parte comunitarie, e controllati dagli uomini, ? sempre stata usata per produrre tutto il necessario per integrare l'agricoltura: cibo e foraggio per gli animali, fertilizzante e pesticidi, combustibile e piccolo legname. Di là dal caso specifico, una varietà specializzata nella produzione rapida di legname da tronco può risultare meno conveniente di un'altra pi? adatta alle condizioni locali e che comunque produce una biomassa superiore o pi? varia, utile per altri scopi (anche solo come legna da ardere) La rivoluzione verde ? stata criticata sotto molti aspetti, ma il primo argomento ? ambientale. La rivoluzione verde, sostengono i critici, ? difettosa per diversi conti:

Perdita di biodiversità. La diffusione degli ibridi della rivoluzione verde e le tecniche ad essa associate ha portato alla coltivazione di poche varietà di sementi. Alcuni raccolti hanno visto la riduzione del 90% delle varietà delle sementi. La dipendenza da uno o poche forme di sementi significa una aumentata fragilità della popolazione e una compromessa capacità di migliorare le sementi nel futuro, oltre ad una perdita non stimabile nel contributo ad una dieta varia. Inoltre le sementi della rivoluzione verde sono create per efficienza nella crescita e longevità (e a volte per l'apparenza), non per il valore nutritivo. Così molti ibridi hanno un valore nutritivo inferiore rispetto ai loro antenati. L'introduzione dei prodotti principali della rivoluzione verde nelle regioni che in precedenza avevano centinaia o migliaia di varietà di sementi, così come la sostituzione di varie fonti nutritive con una singola alternativa della rivoluzione verde, ha portato ad un'alimentazione povera come risultato di un passaggio da diete varie con molte fonti nutritive a diete basate su uno o pochi cereali.

La perdita di biodiversità può essere considerata un male in sé in quanto alterazione dell'ambiente e della natura, indipendentemente dai danni di natura alimentare che essa può provocare sull'uomo.

Alla perdita di biodiversità corrisponde la concentrazione dei produttori e rivenditori di sementi: negli anni settanta i produttori di pesticidi negli USA erano 30, nei primi anni novanta una dozzina[7]; contemporaneamente, le prime dieci società sementiere controllavano un quinto del mercato mondiale,[8] e nel 2000 il 32% (su circa 23 miliardi di dollari).Dipendenza da combustibili fossili. Mentre i prodotti agricoli aumentavano come risultato della rivoluzione verde, la quantità di energia richiesta dal processo di produzione (cio? l'energia che deve essere spesa per produrre un

certo prodotto) ? anch'essa cresciuta ad un ritmo pi? alto, così che il rapporto tra raccolto prodotto ed energia di input ? andato via via diminuendo. Le tecniche della rivoluzione verde fanno pesante affidamento sui fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi chimici, alcuni dei quali devono essere prodotti a partire da combustibili fossili, rendendo l'agricoltura progressivamente basata sui prodotti del petrolio.

Inquinamento. Lo scolo di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi continua ad essere una rilevante fonte di inquinamento, e la maggior parte dell'inquinamento delle acque. Benché i pesticidi pi? pericolosi, tossici e a volte cancerogeni della prima metà del secolo (come il 2,4,5-T e il DDT) sono stati pressoché eliminati dall'uso agricolo (anche se il DDT continua ad essere usato nelle nazioni del terzo mondo), i loro effetti non sono stati del tutto cancellati.

Degrado del suolo. I critici sostengono che la rivoluzione verde distrugge la qualità del suolo su un lungo raggio. Questo ? il risultato di una pluralità di fattori, inclusa l'accresciuta salinità del suolo derivante da una pesante irrigazione; "bruciatura" del suolo a causa di un uso pesante di fertilizzanti chimici, che uccidono i microbi benefici del suolo e altri organismi; erosione del suolo; e perdita di importanti elementi residuali. Questo può condurre ad una dipendenza crescente

dagli input (immissioni) chimici per compensare il deterioramento del suolo, un processo che in definitiva può fallire. Dipendenza economica. Molto spesso le multinazionali dell'agricoltura vendono ai piccoli contadini e alle grandi aziende agricole i propri semi geneticamente modificati i quali, oltre ad essere spesso sterili e quindi devono essere riacquistati ad ogni stagione, necessitano di specifici erbicidi, pesticidi, fertilizzanti e macchine agricole. Questi ultimi vengono prodotti e venduti dalle stesse multinazionali. È un dato di fatto che tale meccanismo genera dipendenza dalle multinazionali e le spese molto spesso superano i ricavi, così che molti aziende falliscono e molti contadini sono costretti a vendere la propria terra per ripagare i debiti ed essere poi impiegati dal nuovo acquirente (molto spesso una delle suddette multinazionali) come braccianti agricoli in condizioni al limite della sussistenza, con tanto di violazioni di diritti umani, norme igienico-sanitarie, diritti dei lavoratori, ecc.

Inoltre, vi ? anche una dimensione sociale importante, che deve essere presa in considerazione. La rivoluzione verde ha introdotto grandi cambiamenti in un mondo dove la maggior parte delle persone dipende ancora dall'agricoltura per la sopravvivenza. Il risultato di molte di queste tecniche fu l'incoraggiamento di un'agricoltura di vasta scala ai danni di piccoli contadini, che non erano capaci di competere con l'alta efficienza delle sementi della rivoluzione verde. I risultati ono stati spostamenti di massa e urbanizzazione e povertà crescenti presso questi contadini, e la perdita della loro terra a vantaggio di grandi aziende agricole, che sono molto pi? abili nella gestione delle imprese notevoli legate all'effettiva applicazione delle tecniche della rivoluzione verde. Ciò può essere paragonato alle proteste dei Luddisti circa la rivoluzione industriale. Una critica della rivoluzione verde ? la scrittrice e attivista indiana Vandana Shiva.

 

La rivoluzione verde ha aiutato la produzione di cibo a stare al passo con la crescita della popolazione. Molte persone credono che una seconda rivoluzione verde dovrebbe prendere piede, e dovrebbe concentrarsi sui raccolti prodotti per i due miliardi di persone che mancano di sicurezza alimentare, soprattutto in vista del picco del petrolio.

 

 

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