veicolo da trasporto Utility truck ¼ t 4x4 Jeep fu il veicolo costruito nel maggior numero di esemplari nel corso della seconda guerra mondiale. Fu usato dalle forze armate degli Stati Uniti su tutti i teatri di guerra e fu ceduto in quantità notevoli a tutti gli alleati, diventando quindi il principale veicolo di collegamento anche per gli eserciti britannico, sovietico e francese. Fu utilizzato anche dalle forze dell'Asse, quando ebbero occasione di catturare veicoli ancora funzionanti.

Il nome "jeep" è dato dalla pronuncia dell'acronimo GP che sta per General Purpose (usi generali).

Successivamente alla seconda guerra mondiale il termine jeep indicò genericamente qualsiasi veicolo militare leggero non blindato con un aspetto simile alla Jeep originale.

origini

La necessità di veicoli militari leggeri con quattro ruote motrici fu riconosciuta nell'ambito dell'US Army fin dal 1935, quando Arthur W. Herrington (che era stato ingegnere nel Quartermaster Corps) realizzò un veicolo con carico utile di mezza tonnellata, chiamato "Darling" per l'artiglieria, dove fu utilizzato in numero limitato di esemplari come "contact team vehicle". Le necessità della fanteria tuttavia erano orientate verso veicoli di dimensioni minori, dato che un veicolo come il Darling pesava circa 1800 kg (4000 lb) , mentre erano richiesti veicoli del peso di circa 700 kg (1500 lb) per poter essere spinti a mano in caso di guasto. In base a queste considerazioni nel giugno del 1940 il Quartermaster Corps emise le specifiche per un veicolo da ricognizione 4x4 del peso di 585 kg, richiedendo ai fabbricanti di autoveicoli di predisporre un prototipo per la fine di luglio. L' unica compagnia che fu in grado di soddisfare le richieste dell'esercito fu la American-Bantam che produsse un veicolo che, tuttavia, non rientrava nei limiti di peso, non realistici per la tecnologia dell'epoca, previsti.

L'esercito statunitense aveva fornito i disegni costruttivi del veicolo anche alla Willys ed alla Ford, senza l'autorizzazione della Bantam, quindi, nel novembre dello stesso anno, la Willys e la Ford presentarono i loro prototipi (chiamati rispettivamente Quad e Pygmy), molto simili a quello della Bantam. Quando finalmente l'esercito emise gli ordini definitivi per i primi 8000 veicoli, i veicoli di serie avevano modificato il loro aspetto ed il loro nome: la Jeep Bantam era il 40 BRC, il veicolo Willys era il modello MA ed il veicolo Ford il GPW.

Tuttavia nel luglio 1941 l'esercito si orientò definitivamente sul progetto Willys ed emanò contratti per questa ditta e per la Ford, eliminando totalmente la Bantam dalla produzione del veicolo, dandole solo un contratto per la produzione dei rimorchi.

Tecnica

La jeep del generale George Patton nella battaglia delle Ardenne (1945)

La jeep era un veicolo esteriormente estremamente rustico, praticamente solo una piattaforma su quattro ruote con un cofano a forma di parallelepipedo, con l'abitacolo appena protetto da barriere laterali che non superavano in altezza il cofano. Il parabrezza, costituito da due vetri sostenuti da un telaio, generalmente era abbattibile. L'uso principale, come veicolo da collegamento e, secondariamente, da ricognizione, non prevedeva particolari cure per la carrozzeria, tanto che furono studiate modifiche per realizzare la carrozzeria in compensato, per ridurre il consumo di acciaio (più utile all'industria pesante), comunque, considerando che la jeep aveva anche funzioni di trasporto fuoristrada per ufficiali superiori furono effettuati diversi tentativi, talvolta con modifiche direttamente nei reparti, per fornirla di una carrozzeria chiusa. Tipico della jeep, nella versione finale, era il radiatore in lamiera stampata con i fari incorporati.

Il motore di serie della jeep era il Willys Mod 442, detto anche Go Devil, un motore alimentato a benzina (come quelli di tutti i veicoli dell'esercito statunitense), a valvole laterali a quattro cilindri. La cilindrata era di 2196 cm3 , ed il motore erogava 40 kW (54 HP) a 3700 rpm, la coppia massima era di 123 Nm (98 ft-lb) a 2000 rpm. La trasmissione, con giunti a U, era con un cambio a tre marce e retromarcia, con riduttore a due posizioni. La trazione era su tutte e quattro le ruote.

Gli ammortizzatori erano idraulici, indipendenti sulle quattro ruote e le sospensioni erano a balestra. I pneumatici erano a 6 tele, delle dimensioni 6x16.

I primi modelli di Willys MB avevano la griglia del radiatore fatta di barre di acciaio sagomate e saldate, i fari erano montati sulla barra superiore, ed erano mobili, in modo tale da poter essere rovesciati per illuminare il motore in caso di riparazioni. Questa soluzione fu scartata molto presto, sia perché i fari in quella posizione erano più esposti a danneggiamenti rispetto ai fari inglobati nella parte anteriore della vettura, sia perché gli utilizzatori del veicolo non ritenevano opportuno illuminare il veicolo fermo di notte mentre stavano riparando il motore, esponendosi così al fuoco nemico.

Per l'uso in zone desertiche le jeep erano modificate con pozzetto piezometrico per il radiatore, compressore e manometro per la gestione della pressione degli pneumatici e filtro del carburante esterno.

Talvolta in Europa le jeep furono adattate per il movimento ferroviario, sostituendo le ruote in dotazione con ruote ferroviarie di piccolo diametro su assali allungati. Le ruote standard generalmente erano portate sui fianchi del veicolo per poter essere sostituite a quelle ferroviarie. Un'altra soluzione era ottenuta utilizzando un kit di modifica della Evans Autotrailer Company che permetteva di aggiungere due carrelli ferroviari di due ruote ciascuno, uno anteriore ed uno posteriore, alla jeep normale, quindi senza dover cambiare le ruote, almeno 7 esemplari furono equipaggiati con questi mezzi.

Fra gli accessori era previsto anche l'utilizzo di uno snorkel per l'utilizzo da LCM, permettendo quindi alla Jeep di fare gli ultimi metri fino alla spiaggia parzialmente, o anche totalmente, dato che la profondità massima di guado era di 1,83 m, immersa.

Jeep costruite alla fine della seconda guerra mondiale: 634569, 2642 Bantam, 350349 Willys e 281578 Ford.

Serie minori

La jeep fu costruita in massima parte dalla Willys e dalla Ford, ma un certo numero di esemplari fu costruito dalla Bantam, esemplari che furono quasi tutti ceduti alla Gran Bretagna ed all'URSS in base alla legge Lend-Lease. I prototipi e le produzioni di piccola serie differivano in alcuni aspetti dal progetto base descritto sopra.

Bantam Model 60 e BRC 40

Il primo modello di jeep fu il Bantam Mk II o Bantam Model 60, con un aspetto abbastanza differente da quello finale della jeep, avendo i parafanghi anteriori piegati ad angolo retto ed il radiatore bombato realizzato con tondini saldati. I fanali, invece di essere integrati nel cofano, erano montati sui parafanghi ed erano protetti da griglie. Il parabrezza era con un vetro unico invece che con i vetri sdoppiati. Questo modello fu costruito in 70 esemplari nel 1940, utilizzava un motore Continetal da 45 HP. Otto di questi veicoli potevano sterzare con tutte e quattro le ruote. Le dimensioni erano di 335 cm di lunghezza e91 cm di altezza, con un peso di 907 kg.

Lo sviluppo della Model 60 fu la Bantam BRC 40 (BRC significa Bantam Reconnaissance Car, Automobile da ricognizione Bantam), prodotta nel 1941, che aveva un aspetto già più simile alla jeep di serie. I parafanghi restavano piegati ad angolo retto, ma i fari erano abbassati e parzialmente integrati nella parte anteriore del parafango. Il radiatore adesso era piano, anche se continuava ad essere fabbricato con tondini saldati. Il parabrezza era ora a due vetri, mentre il motore restava il Continental a 4 cilindri. Fu costruita in 2642 esemplari, quasi tutti esportati.

Willys MA

Il primo prototipo prodotto dalla Willys (novembre 1940) era il Willys Quad, con un aspetto abbastanza diverso (e più massiccio) di quello che avrebbe avuto la jeep. Il Quad aveva il parabrezza su un solo vetro, il cofano anteriore bombato, due supporti a triangolo per i paraurti anteriore ed i parafanghi anteriori con una protezione laterale. Da quanto risulta dalle prove, il motore del Quad non aveva sufficiente affidabilità ed un peso superiore a quello richiesto dall'esercito (1097 kg contro i 978 richiesti). Il Quad fu costruito in due esemplari.

Successivamente, con la progettazione e produzione del motore Willys Model 442, fu riprogettato tutto il veicolo, che assunse un aspetto molto simile a quello finale. Il veicolo, noto come Willys MA, aveva già l'aspetto finale della jeep, ma è riconoscibile per i fari sui parafanghi, protetti da una griglia. Ne furono costruite 1500, in gran parte cedute all'URSS.

Ford Pygmy

Il modello Ford Pygmy o Ford Blitz-Buggy nel prototipo prodotto direttamente dalla Ford (novembre 1940) aveva già i fanali incorporati nel cofano ed una griglia di protezione con tondini saldati, i parafanghi anteriori avevano un'inclinazione simile a quella della jeep di serie. Invece il prototipo prodotto dalla Budd Company aveva i fanali anteriori montati sui parafanghi e protetti da griglie, l'unica altra differenza con il modello Ford era una leggera curvatura del pannello di chiusura superiore del cofano. In entrambi i prototipi il motore era un motore agricolo (Ford NNA) a valvole laterali a quattro cilindri che erogava 42 CV a 3600 rpm, avendo una cilindrata di 1958 cm3 , il modello Ford pesava 951 kg, mentre il modello Budd aveva un peso maggiore. La trasmissione era quella della Ford Model A a due marce.

Ford GP

In seguito alle prove sui prototipi Pygmy la Ford progettò la Ford GP, sempre utilizzando il motore agricolo Ford NNA da 42 CV. In questo nuovo veicolo il radiatore era sempre protetto da una griglia saldata ed i fari erano incorporati nel cofano. La Ford GP fu costruita in 3700 esemplari, tutti per l'Esercito statunitense.

Caratteristiche dei modelli di Jeep ¼ t 4x4

Bantam BRC 40

Ford Pygmy

Willys MA

Ford GPW e Willys MB

(produzione)

(prototipo)

(produzione)

(produzione)

Esemplari costruti

2642

1500

350349 (Willys)
277896 (Ford)

Motore

Continental 4 cilindri

Ford agricolo NNA 4 cilindri

Willys Model 442

Willys Model 442

Potenza (HP)

45

42

54

54

Lunghezza (cm)

320

328

328

Larghezza (cm)

157

Altezza (cm)
(Al sommo del parabrezza, quando questo era alzato)

114

Peso a vuoto (kg)

926

951

978

1105

Velocità massima su strada (km/h)

104

Impiego

La jeep fu utilizzata su tutti i fronti della seconda guerra mondiale. Il suo impiego codificato era come veicolo di collegamento sul campo di battaglia, ma le missioni che venivano effettuate dalla jeep variavano dal trasporto tattico, alla ricognizione, al traino di artiglierie leggere fino all'evacuazione dei feriti. Uno degli impieghi più noti e su cui si hanno più immagini è l'impiego da parte della NZA (esercito neozelandese) nei Long Range Desert Group (LRDG), in operazioni dietro le linee dell'Asse nel corso della campagna dell'Africa Settentrionale. Questo impiego, in ambiente notevolmente ostile come quelle del deserto occidentale, mostrò la capacità di adattamento del mezzo alle varie condizioni climatiche, anche se fu necessario modificare il radiatore per permettere di avere un volume d'acqua sufficiente per il raffreddamento.

Le jeep armate

Le jeep, in considerazione del loro largo impiego, furono l'oggetto di diversi studi per poter usare un armamento leggero direttamente dal veicolo ed un numero ancora maggiore di conversioni sul campo. I primi studi, risalenti al 1942, prevedevano l'armamento con una Browning M2 12,7 mm montata su un affusto a candeliere modello T47. Tuttavia le modifiche fatte "sul campo" furono molte di più, passando dall'impiego di due mitragliatori aeronautici Vickers GO accoppiati sul cofano (SAS e LRDG) fino al montaggio sulla jeep di lanciarazzi che lanciava una slava di 12 razzi M8 da 114 mm per l'appoggio alla fanteria.

Confronto con i mezzi similari tedeschi

Confronto fra Kübelwagen, BMW R75 e Jeep

Kübwelwagen

BMW R75[17]

Willis Jeep

Motore

Posteriore

Centrale

Anteriore

Cilindrata (cm3)

1113

746

2200

Trazione

4x2

3x2

4x4

Lunghezza (cm)

373

240

333

Larghezza (cm)

160

173

157

Altezza (cm)

135

100

114

Peso a vuoto (kg)

635

420

1105

Rapporto peso/potenza (kg/CV)

0,025

0,016

0,021

Velocità massima su strada (km/h)

80

92

118

Autonomia (km)

400

340

365

La Jeep nell'ambito delle forze armate alleate aveva le stesse funzioni tattiche che avevano il Kübelwagen e la motocicletta BMW R75 nell'ambito delle forze armate tedesche. Nel campo delle forze armate italiane e giapponesi non esistevano veicoli similari.

Dalla tabella si può vedere che la jeep era leggermente meno ingombrante della vettura tedesca, mentre per le prestazioni il rapporto peso/potenza era quasi equivalente. Sotto entrambi questi aspetti il veicolo migliore era la motocicletta (con sidecar). Il peso ridotto per il Kübelwagen e la R75 permettevano ai due veicoli di essere manovrati a mano dal proprio equipaggio (il peso della Jeep, superiore a 1100 kg, praticamente è simile a quello di una moderna automobile di media cilindrata). La capacità di carico delle due automobili era comunque nettamente superiore a quella della motocicletta (che poteva portare, al massimo, tre uomini contro i quattro standard delle due automobili). La jeep era superiore ad entrambi i veicoli tedeschi sia come velocità sia sia come capacità fuoristrada, in quanto la sua trazione totale le permetteva di gestire terreni sui quali gli altri due veicoli dovevano essere portati fuori a mano dai relativi equipaggi (quando ci riuscivano).

Un'ultima notazione riguarda l'impiego come supporto d'arma per i tre veicoli, ruolo nel quale la BMW R75 deve assolutamente cedere nei confronti delle due automobili. La jeep forniva, a causa del suo peso maggiore,una base di fuoco notevolmente più stabile di quella dell'automobile tedesca. Questo è ben visibile se non altro dal fatto che la mitragliatrice montata generalmente sul Kübelwagen era la MG34 da 7,92 mm di calibro, mentre la Jeep era eventualmente armata con la M2 Browning di 12,7 mm di calibro.

Dopo la seconda guerra mondiale

Il successo della jeep portò, dopo la fine della guerra alla produzione in un certo numero di stati stranieri, e, nell'ambito delle forze armate statunitensi, divenne il Modello MC o, più precisamente M38 Truck Utility ¼ t 4x4. L'evoluzione della jeep, nell'ambito delle forze amate statunitensi, proseguì con altri veicoli che, in parallelo con lo sviluppo tecnologico, assunsero caratteristiche sempre più lontane da quelle della jeep originale.

La Willys-Overland iniziò a lavorare al progetto della Jeep nel 1940, quando il governo americano fece un concorso per la fornitura alle forze armate di un veicolo fuoristrada leggero. La Willys vinse il concorso con il prototipo Quad, che sarebbe servito come base per la costruzione della MB, la versione definitiva della Jeep. Nel luglio del 1941, il governo fece l'accordo con la Willys per la fornitura di 16.000 Jeep MB. Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra, la Jeep fu prodotta anche dalla Ford, con il nome GPW. Dalla Jeep fu derivato un mezzo anfibio, denominato GPA. Esso fu costruito, durante la seconda guerra mondiale, dalla Ford, in 12.778 esemplari. La carrozzeria aveva la forma di una barca, e la parte meccanica era analoga a quella delle altre Jeep. Nel dopoguerra, la Willys lanciò sul mercato le versioni civili della Jeep, dando così origine ad una serie di veicoli che è ancora oggi in produzione.

Scheda tecnica della Jeep MB: Motore - Anteriore longitudinale, a ciclo Otto, a quattro cilindri in linea - Alimentazione con un carburatore - Cilindrata 2199 cmc - Misure dei cilindri: alesaggio di 79,3 mm, corsa di 111,1 mm - Distribuzione a valvole laterali, comandate da aste e bilancieri - Potenza 63 cavalli a 4000 giri/minuto - Coppia 14,5 kgm a 2000 giri/minuto - Raffreddamento ad acqua - Rapporto di compressione 6,48:1. Trasmissione - Trazione posteriore permanente, trazione anteriore inseribile - Cambio manuale a 3 marce con riduttore. Corpo vettura - Telaio a longheroni e traverse - Freni a tamburo - Pneumatici 6,00 per 16 pollici - Sospensioni anteriori e posteriori ad assale rigido con balestre longitudinali.
Dimensioni e peso - Lunghezza 3,37 m - Larghezza 1,57 m - Altezza 1,77 m - Passo 2,33 m - Peso a vuoto 1153 kg.
Velocità massima (rilevata da "Auto & fuoristrada"): 97,8 km/h.



Quando nascono i fuoristrada

Nascono nel periodo bellico della seconda guerra mondiale con usi squisitamente militari, per consentire alle truppe di muoversi agevolmente su ogni tipo di terreno. Erano già stati sperimentati durante la prima guerra mondiale, ma è nella seconda che questi tipi di veicoli hanno una vera e propria diffusione su larga scala. Il primo di questi mezzi fuoristrada è l'americana Jeep, un curioso nome che le derivante probabilmente dalla contrazione della definizione inglese: General Purpose Vehicle (ossia: veicolo per uso generale). Può tranquillamente essere considerata come la vera progenitrice dei moderni fuoristrada, la nonna dei nostri 4x4, e di conseguenza anche dei SUV.

La storia del fuoristrada

Ufficialmente la Jeep fa la sua apparizione sul finire del 1939 quando viene introdotta nel parco mezzi della US Army come veicolo militare da trasporto truppe. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale venne prodotto in enormi qualtità e impiegata su tutti i terreni di battaglia, dal deserto alle montagne delle Ardenne, prendendo parte ad infinite azioni belliche. Visto il suo incredibile successo riscosso sul campo di battaglia, in termini di versatilità e affidabilità, al termine del conflitto l'industria automobilistica americana decise di scommetterci anche per il futuro e la Jeep venne così riconvertita a veicolo per uso civile. Nell'impiego militare fu rimpiazzata da un veicolo all terrain più evoluto e di nuova progettazione realizzato dalla Ford, e prese il nome di Mutt.

Il progetto operativo per dare vita ad un veicolo leggero e dalle funzionalità poliedriche, adatto a tutti i tipi di terreni, era nato in realtà alla fine degli anni '40 per dare attuazione a una precisa specifica dell'Esercito americano. Il primo modello fu progettato da un ingengnere della Bantam, tale Karl K.Probst, ritenuto a ragione il padre del fuoristrada. La prima serie messa in cantiere da questa azienda comprendeva una settantina di esemplari, per lo più modificati a varie riprese su specifiche tecniche imposte man mano della US Army. Alla fine del 1940 anche la concorrente Willys aveva creato un prototipo di veicolo fuoristrada seguendo sempre le specifiche di quella richiesta avanzata dall'Esercito; esso prese in nome di Quad.

Con il passare del tempo e il progredire dei test entrambi i veicoli vennero ampiamente modificati rispetto al progetto originale e furono ordinati in 1500 esemplari ciascuno. Nello stesso tempo anche il gigante automobilistico Ford aveva deciso di scendere in gara e modificò un precedente progetto adattandolo sulla base delle specifiche militari, ma facendo soprattutto tesoro dall'esperienza maturata nel frattempo dagli altri due produttori. Produsse quindi 1500 esemplari del suo veicolo. Si andò quindi ai test comparativi compiuti dall'Esercito ed essi decretarono la vittoria della Willys sui suoi concorrenti; sembra che il suo motore si fosse rivelato migliore in assoluto. Il veicolo vincitore venne chiamato Willys MB e passò così alla storia come il primo fuoristrada. Nel 1942 la Ford ne iniziò una produzione su licenza Willys.

Per avere un'idea del grande successo di questo veicolo basti pensare che alla fine della Seconda Guerra Mondiale ne erano stati prodotti 639.245 esemplari; di essi 361.349 uscivano dalle officine Willys e 277.896 dalle catene di montaggio della Ford.

Cos'è un fuoristrada

Tecnicamente parlando si definisce “fuoristrada” un veicolo stradale a motore che viene progettualmente dotato di alcune particolari soluzioni tecniche in grado di renderlo adatto a percorrere terreni altrimenti inaccessibili ai normali veicoli. Un fuoristrada è quindi studiato e progettato per muoversi più facilmente su terreni accidentati, caratterizzati da forte pendenza, ma soprattutto con fondo che offre scarsa o minima aderenza, come fango e ghiaia.

Nato quale veicolo militare, come abbiamo avuto modo di vedere nel capitolo dedicato alla storia della Jeep, il fuoristrada è divenuto nel dopo guerra un veicolo da lavoro, duro e spartano, privo di qualsiasi genere di comfort, destinato solo ed esclusivamente a coloro i quali ne avevano reale esigenza per motivi lavorativi. Fino agli anni '70 era diffuso soprattutto nelle nazioni africane e asiatiche caratterizzate da reti stradali sconnesse e labili, nei paesi con ampie estensioni di terreni argicoli, e ovunque mancassero vere strade asfaltate.

Pochi i modelli e minime le prestazioni: si trattava di veicoli lenti e rumorosi, privi di un minimo di styling e comfort, ma dalle prestazioni davvero interessanti. Regina incontrastata la britannica Land Rover, seguita dalle americane Jeep, dalla più che dignitosa campagnola FIAT e dalle emergenti (all'epoca) Toyota e altre giapponesi. Fuori gara la mostruosa UAZ di produzione sovietica, dalla tenuta di strada praticamente assente, e la piccola Lada, prodotti entrambi dal sogno autarchico del comunismo.
Esplode la moda del fuoristrada

Negli anni '80, sulla scia di un certo modo di vivere e vedere le cose che fa un po' riferimento, almeno in Italia, al mito degli yuppies e della “Milano da bere” ecco le mitiche fuoristrada, eredi della Jeep, diventare vittime di generazioni di figli di papà annoiati, di impiegati dal soldo facile, di nuovi ricchi in cerca di qualcosa che potesse mostrare meglio la loro nuova ricchezza. Dai campi e della montagne le povere fuoristrada vengono deportate in città, il terreno per loro meno adeguato.

Sono veicoli enormi, poco maneggevoli, fumosi, scomodi, ma forse proprio per questa fanno tendenza: innegabile il fatto che si notino poiché spiccano sopra i tettucci delle altre auto, nuovo simbolo di potere visuale per gli arroganti di città. Portarli la domenica mattina davanti al bar o il sabato sera all'ingresso della discoteca è il nuovo status symbol, meglio se infangate: fanno molto uomo vissuto e avventuroso. Poco importa se il fango sia quello del campo dietro la zona industriale dove ci si è impantanati la sera prima!

Le case automobilistiche colgono la palla al balzo e iniziano a produrre veicoli derivati dai classici fuoristrada, rendendoli sempre più vettura comoda e lussuosa. Non viene però tradita, almeno in questa fase, l'essenza del 4x4 e i veicoli, seppur addolciti in termini di interni e linea, mantengono le prerogative meccaniche che ne hanno fatto il mito dell all-terrain.

Nasce il SUV

A metà anni '90 il mercato ha una seconda sterzata e le case automobilistiche, sull'esempio di quanto accade in USA, inventano il SUV, lo Sport Utility Vehicle. Ossia un incredibile ibrido partorito dalla fantasia dei progettisti e dalla flessibilità del mercato, in grado di assorbire i desideri della gente e tramutarli in oggetti di consumo. Su questa scia nei primi anni 2000 nascono veicoli come la Mercedes ML, la BMW X5 e via dicendo. Questi modelli, come le loro recenti evoluzioni, appartengono ormai pienamente alla nuova categoria motoristica dei SUV e hanno perso quasi totalmente le prerogative tipiche del vero fuoristrada, fatte salve la trazione integrale, che è però dispondibile ormai anche su un gran numero di vetture totalmente stradali e di altra categoria, e le dimensioni. Per il resto sono solo enormi vetture di extra lusso.

L'ultima infornata di novità prodotte dopo il 2005 ha orientato ancora di più il mercato verso il segmento SUV ampliando a dismisura i modelli disponibili e riducendo di fatto quelli che possono ancora essere catalogati come fuoristrada. Questa tornata commerciale ha spostato nella fascia SUV parecchi modelli che erano da anni nella categoria off-road.

Le caratteristiche tecniche di un fuoristrada.

Ossia: cosa fa di un fuoristrada...un fuoristrada!
Per definire fuoristrada una vettura, essa deve necessariamente possedere più che caratteristiche tecniche, vere e proprie capacità operative. Mi spiego: non necessariamente le quattro ruote motrici rendono adatta al fango una vettura, così come non necessariamente la mole e le dimensioni fanno di un SUV un fuoristrada. Si potrebbe affermare che il vero fuoristrada è quello che riesce a cavaresela su ogni terreno. Molti credono che l'aspetto e le prerogative meccaniche bastino a fare di un mezzo un fuoristrada, così come tanti acquistano un SUV pensando di aver colto con una fava due piccioni, ossia le prestazioni/comfort e la capacità all-terrain, ma le cose stanno ben diversamente e lo potete chiedere a tutti i proprietari di SUV rimasti impantanati nel fango, nella sabbia o nella neve.

Comunque, da un punto di vista squisitamente tecnico, le principali caratteristiche meccaniche e costruttive che accomunano la maggior parte dei veri fuoristrada, distinguendoli dalle comuni vetture, sono:

La trazione: due o quattro ruote motrici.

Nei fuoristrada la trazione è integrale, di tipo permanente oppure inseribile a comando, poiché permette una migliore trazione su fondi poco aderenti o sdrucciolevoli, come terreni innevati, ghiacciati o fangosi. Dal punto di vista meccanico la trazione integrale è definita come “la ripartizione della coppia motrice di un veicolo a motore effettuata su tutte le ruote di cui esso è dotato”. Nel caso di veicoli a quattro ruote come le auto, in presenza di trazione integrale essi vengono detti in gergo 4x4, o indicati con la sigla inglese 4WD (four-wheel drive=quattro ruote motrici). Solitamente la trazione integrale viene usata per agevolare la percorrenza di terreni sconnessi, con forte pendenza o caratterizzati da una ridotta aderenza come potrebbe essere una pista fangosa o una strada innevata.

A seconda del modello e della sua filosofia costruttiva, ma anche del tipo di uso per il quale è previsto, la trazione integrale può essere inseribile o permanente. Alcuni modelli come le Land Rover hanno la trazione integrale permanente, e la potenza viene sempre ripartita su tutte le ruote del veicolo. Altri, come le giapponesi, danno la possilibità di scegliere se viaggiare con la solo trazione posteriore (oppure anteriore a seconda del modello) in maniera da consumare meno su percorsi puramente stradali, inserendo poi la trazione integrale solo in caso di vera necessità.

L'inserimento della trazione integrale avviene grazie all'attivazione del differenziale centrale e può essere fatto, a seconda del modello di vettura e della sua tecnologia, in vari modi. Nei modelli più vecchi il guidatore usa un comando meccanico (di solito è una seconda leva del cambio), in quelli più recenti si serve di un comodo pulsante che mette in azione a sua volta comandi elettrico-meccanici o elettro-idraulici. Il passaggio dalle due alle quattro ruote motrici può anche essere deciso direttamente dall'elettronica di bordo, come accade nei modelli dell'ultima generazione. È infatti la perdita di aderenza delle due ruote che normalmente sono in presa per via della trazione, segnalata al computer centrale da appositi sensori, che fa decidere alla centralina di comandare l'inserimento della trazione su tutte e quattro le ruote. L'inserimento, e relativo disinserimento della trazione integrale, nei modelli più vecchi doveva essere fatto da fermo. Nei veicoli più moderni può essere fatto in movimento a patto di restare al di sotto di una determinata soglia di velocità.

Il differenziale.

Nei veicoli a motore, come automobili, camion e fuoristrada, il differenziale è un organo meccanico di grande importanza per la stabilità e la maneggevolezza, poiché a lui spetta il compito di distribuire equamente quello che i tecnici chiamano “momento torcente”, presente tra le due ruote motrici anche se queste ruotano a velocità diversa. Inutile scendere nei dettagli tecnici riservati a ingegneri meccanici e fisici; basti sapere che il differenziale serve a modulare la distribuzione della potenza tra le due ruote, soprattutto quando si curva, per agevolare marcia e manovrabilità. Per fare un esempio, i kart non hanno differenziali e quindi il “momento torcente” risulta applicato in maniera sempre uguale alle due ruote motrici, che sono infatti bullonate all'asse, e ruotano sempre alla stessa velocità.

Se questa scelta tecnica non presenta problemi su percorsi rettilinei, quando si deve fare una curva il problema si manifesta e svela il bisogno del differenziale: la ruota esterna dovrebbe infatti ruotare più veloce rispetto a quella interna perchè è chiamata a percorrere una traiettoria curva più lunga rispetto all'altra. Mancando il differenziale, questa variazione di velocità non avviene e una delle due ruote (o a volte tutte e due!) finiscono per slittare sulla strada. Questo consuma le gomme e tende a far proseguire dritto il mezzo mancando di fatto la curva, cioè l'auto tira verso l'esterno e non ne vuole sapere di curvare. Con il differenziale che abbiamo sulle nostre auto è tutta un'altra cosa!
Ma nel caso una delle due ruote motrici resti impantanata nel fango ecco che il differenziale diventa nostro nemico. Per via del suo principio fisico di funzionamento, tenderà infatti scaricare tutta la potenza proprio sulla ruota impantanata, lasciandoci così bloccati.
Anche per questa ragione i fuoristrada hanno le quattro ruote motrici, per fornire cioè un maggior numero di ruote in grado di tirare; seppure una coppia di ruote dovesse essere fuori uso per via del problema di cui sopra, ecco che avremo comunque l'altra. Naturalmente questo discorso vale se abbiamo la possibilità di intervenire sul differenziale centrale. Altrimenti, per lo stesso principio che blocca la prima coppia di ruote, ecco che il differenziale centrale tenderebbe a scaricare sulla coppia di ruote in difficoltà tutta la potenza, togliendola a quella che invece potrebbe fare presa. Esiste nei fuoristrada la possibilità di bloccare i differenziali. Solitamente si tratta del differenziale centrale, che viene comandato da un sistema a leva posto accanto al cambio.

Ovviamente con il differenziale centrale bloccato si guida discretamente bene in rettilineo, ma nelle curve ci vogliono cautela e velocità ridottissima. Alcuni fuoristrada hanno la possibilità di bloccare anche i differenziali anteriore e/o posteriore, una peculiarità che si rivela molto efficace per tirarsi fuori da situazioni estreme. Questa possibilità di blocco può essere anche aggiunta in un secondo tempo installando speciali differenziali bloccabili con sistema pneumatico, ma sono soluzioni costose e necessarie solo se si fa fuoristrada veramente estremo.

Altezza da terra

I fuoristrada hanno una maggiore altezza della carrozzeria da terra rispetto ad un normale veicolo e questo si rende necessario per poter superare più agevolmente gli ostacoli, oltre a ridurre le possibilità di contatto con le asperità e le sporgenze del terreno accidentato. Due sono le altezze da terra di cui bisogna tenere conto: quella del differenziale e quella della carrozzeria.

L'altezza del differenziale da terra influisce sulla possibilità di percorrere terreni con asperità sporgenti: più si è alti e meno si rischia di toccare pietre sporgenti o altri ostacoli che dovesse sbucare dal terreno. Naturalmente i differenziali possono essere protetti con appositi gusci metallici rinforzati, ma è ovvio che l'altezza effettiva rappresenta un limite da tenere presente. Essa può essere leggermente aumentata facendo ricorso a pneumatici più alti, compatibilmente con la lista di quelli che possono essere legalmente montati su quel modello (lista scritta sul iibretto di circolazione).

L'altezza della carrozzeria da terra è invece importante per superare gli ostacoli e i guadi. La carrozzeria poggia in definitiva sul resto grazie a un sistema di molle e ammortizzatori; più essi sono alti, più la vettura si solleva da terra. Quando si deve guadare un fiume è proprio questa altezza ad essere importante per stabilire quanta profondità si possa affrontare senza riempire l'auto d'acqua (fermo restando ovviamente che motore e sistemi meccanici devono essere stagni, e che le prese d'aria devono avere captazioni alte e sfiati). Altro elemento sul quale influisce fortemente l'altezza della carrozzeria da terra è la capacità di affrontare ostacoli come fossati o dossi.

Più la carrozzeria è alta maggiore è l'angolo di attacco del veicolo. Solitamente tutti i fuoristrada sono già abbastanza alti da terra, ma se non dovesse bastare si possono sostituire ammortizzatori e molle con altri più alti, e addirittura aggiungere spessori per aumentare maggiormente l'altezza. Naturalmente ogni cosa ha il suo rovescio della medaglia; alzare la carrozzeria da terra diminuisce la stabilità del fuoristrada in marcia e aumenta il beccheggio in viaggio.

Carrozzeria

La carrozzeria dei fuoristrada è fatta in maniera diversa da quella delle vettura. Mentre queste ultime hanno una scocca portante rinforzata, detta cellula, rivestita poi dai pannelli della carrozzeria, i fuoristrada seri hanno un telaio in traverse metalliche che regge motore, cambio, differenziali e ruote, e su di essa poggia la carrozzeria mediante molle e ammortizzatori. Si tratta di una soluzione di grande robustezza, in grado di garantire maggiore durata e migliori prestazioni in fuoristrada. In caso di incidente però ha i suoi contro. Se un fuoristrada potrebbe cavarsela meglio nell'urto contro una normale vettura, proprio per via della sua struttura a telaio, in caso di urto contro un'ostacolo fisso come un albero la situazione sarebbe diversa, e la mancanza di una cellula deformabile ad assorbimento progressivo come esiste nelle auto renderebbe l'impatto più duro con ripercussioni dolorose e pericolose sui passegeri.

Angoli tecnici

Il discorso degli angoli tecnici (nulla a che fare con gli spigoli della carrozzeria, ovviamente) è assai importante per un fuoristrada e si collega per certi versi all'altezza da terra della carrozzeria e alla sua conformazione. Tre sono i parametri funzionali di un fuoristrada detti angoli: il primo è l'angolo di attacco, dato dall'ampiezza dello sbalzo anteriore. Esso viene calcolato in base della misura di quanto sporgono frontalmente il paraurti e la carrozzeria rispetto alla ruota e alla loro altezza da terra. Questo parametro è importante nel caso ci sia da salire su un pendio o superare un dosso di terra. Se dal piano con inclinazione zero della strada si giunge improvvisamente davanti a un pendio, come potrebbe essere appunto un dosso di terra, la gomma deve poterlo toccare prima di ogni altra parte del fuoristrada. Solo così può iniziare a salirvi sollevando progressivamente il muso della vettura.

Se avvicinandosi al dosso il paraurti tocca per primo il dosso, la vettura si punta e non riusciremo mai ad arrivare con la ruota. Questo vuol dire che l'angolo di attacco del nostro fuoristrada è troppo basso per quel pendio. Se potessimo sollevare la carrozzeria da terra o arretrare il paraurti ecco che riusciremo ad avanzare quel tanto da far arrivare la gomma sul dosso e iniziare a salirvi. L'angolo di uscita funziona grossomodo allo stesso modo, solo che non si riferisce più al frontale della vettura, bensi al retro, e dipende dalla misura dello sbalzo posteriore.

L'angolo di rampa è dato invece dalla distanza tra gli assi e dall'altezza dell'albero di trasmissione. Da esso dipende la capacità del fuoristrada di superare le cosiddette “schiene d'asino” ossia la parte tondeggiante centrale e sommitale di un dosso. Più gli assi sono lontani tra loro maggiore è il rischio che, una volta saliti in cima al dosso, si resti bloccati perchè il differenziale centrale andrà a toccare sul vertice del dosso. Più gli assi sono ravvicinati maggiore è la capacità del nostro fuoristrada di cavarsela in certe situazioni. Questo valore va conosciuto molto bene, ma non tanto nel suo dato numerico, bensì negli effetti pratici. Potrebbe essere infatti imbarazzante superare un dosso e scoprire solo una volta arrivati in cima che il nostro angolo di rampa è insufficiente dal fatto che si è rimasti bloccati.

Prese d'aria o snorkel

Questo discorso non vale per tutti i fuoristrada, almeno nei modelli di serie, ma generalmente molti di essi adottano comunque soluzioni migliorative in questo senso. Parliamo della presenza di prese d'aria protette per la captazione dell'aria necessaria all'alimentazione del motore, dette tecnicamente snorkel, e di una serie di accorgimenti volti a proteggere l'impianto elettrico dall'acqua. Ci sono poi una serie di protezioni ulteriori poste sulla carrozzeria per essere equipaggiati in maniera tale da evitare l'ingresso dell'acqua durante un guado che dovesse portare l'acqua al di sopra del livello di base degli sportelli.

Pneumatici adeguati

I pneumatici dei fuoristrada devono essere adatti allo scopo. Solitamente hanno una scolpitura più pronunciata ed articolata per migliorare al massimo la presa delle gomme su fondi viscidi o friabili. I pneumatici hanno una importanza fondamentale per un fuoristrada, molto più di quanto tanti pensino. Ogni terreno in realtà vorrebbe la sua gomma, con la sua larghezza e con il suo disegno. Naturalmente sono pochi quelli che useranno il fuoristrada solo e sempre su un terreno, per cui sono spesso necessarie soluzioni intermedie e all-terrain. Chi usa il fuoristrada spesso su strade asfaltate dovrebbe prima chiedersi perchè mai ha comprato un fuoristrada piuttosto che una station wagon, e poi montare gomme prevalentemete stradali, con tassellatura minima e scolpitura adatta alla strada e adeguata alla pioggia.

Sul bagnato il fuoristrada non è una normale utilitaria, e richiede attenzione maggiore, soprattutto se è un trazione posteriore con le quattro inseribili: fondamentale avere buone gomme adatte alla pioggia. Sul fango e sulla neve sono consigliabili gomme strette e tassellate, mentre sulla sabbia vanno meglio gomme larghe con ampia superficie d'appoggio. Esistono gomme speciali per terreni rocciosi o molto fangosi, ma sono appunto gomme speciali, che nell'uso normale garantiscono prestazioni assai ridotte. Alcune gomme di questo genere, ad esempio, hanno forte presa sul terreno durante la marcia avanti, ma alcuna presa in caso di marcia indietro; e per marcia indietro si intende anche un eventuale scivolamento indietro verso valle! Altre hanno tenuta laterale assia scarsa, e questo può rilevarsi pericolo in caso di passaggi su pendii inclinati.

Cambio con marce ridotte

Il cambio dei fuoristrada è dotato di uno speciale riduttore dei rapporti, detto appunto delle “marce ridotte” che agevola il superare di forti pendenze, sia in salita che in discesa. In pratica si tratta di una ulteriore riduzione meccanica imposta al cambio normale, che fa in maniera da ridurre ulteriormente i rapporti delle marce. Esempio banale. Se un prima a 2000 giri si fanno i 30 all'ora, inserendo le ridotte in prima a 2000 giri si fanno i 10 all'ora. Tutti i tecnici staranno già rabbrividendo, ma credo che l'esempio per raccapricciante che sia chiarisca anche ai meno esperti l'effetto che si ottiene inserendo le ridotte.

Queste marce si inseriscono mediante una leva posta accanto al cambio e solitamente si tratta di una operazione che va fatta da fermi. Le ridotte sono molto importanti nel caso di ripide salite, come è facile intuire, ma sopratutto in caso di discese altrettanto impegnative. Le ridotte permettono infatti un efficace ricorso al freno motore, che mantiene costante la velocità di discesa senza surriscaldare i freni. Le ridotte si utilizzano anche sui terreni poco aderenti per dare maggiore morbidità alla presa delle ruote.

 

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