
veicolo da trasporto Utility truck ¼ t 4x4 Jeep fu il veicolo costruito nel maggior numero di esemplari nel corso della seconda guerra mondiale. Fu usato dalle forze armate degli Stati Uniti su tutti i teatri di guerra e fu ceduto in quantità notevoli a tutti gli alleati, diventando quindi il principale veicolo di collegamento anche per gli eserciti britannico, sovietico e francese. Fu utilizzato anche dalle forze dell'Asse, quando ebbero occasione di catturare veicoli ancora funzionanti.
Il nome "jeep" è dato dalla pronuncia dell'acronimo GP che sta per General Purpose (usi generali).
Successivamente alla seconda guerra mondiale il termine jeep indicò genericamente qualsiasi veicolo militare leggero non blindato con un aspetto simile alla Jeep originale.
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origini
La necessità di veicoli militari leggeri con quattro ruote motrici fu riconosciuta nell'ambito dell'US Army fin dal 1935, quando Arthur W. Herrington (che era stato ingegnere nel Quartermaster Corps) realizzò un veicolo con carico utile di mezza tonnellata, chiamato "Darling" per l'artiglieria, dove fu utilizzato in numero limitato di esemplari come "contact team vehicle". Le necessità della fanteria tuttavia erano orientate verso veicoli di dimensioni minori, dato che un veicolo come il Darling pesava circa 1800 kg (4000 lb) , mentre erano richiesti veicoli del peso di circa 700 kg (1500 lb) per poter essere spinti a mano in caso di guasto. In base a queste considerazioni nel giugno del 1940 il Quartermaster Corps emise le specifiche per un veicolo da ricognizione 4x4 del peso di 585 kg, richiedendo ai fabbricanti di autoveicoli di predisporre un prototipo per la fine di luglio. L' unica compagnia che fu in grado di soddisfare le richieste dell'esercito fu la American-Bantam che produsse un veicolo che, tuttavia, non rientrava nei limiti di peso, non realistici per la tecnologia dell'epoca, previsti.
L'esercito statunitense aveva fornito i disegni costruttivi del veicolo anche alla Willys ed alla Ford, senza l'autorizzazione della Bantam, quindi, nel novembre dello stesso anno, la Willys e la Ford presentarono i loro prototipi (chiamati rispettivamente Quad e Pygmy), molto simili a quello della Bantam. Quando finalmente l'esercito emise gli ordini definitivi per i primi 8000 veicoli, i veicoli di serie avevano modificato il loro aspetto ed il loro nome: la Jeep Bantam era il 40 BRC, il veicolo Willys era il modello MA ed il veicolo Ford il GPW.
Tuttavia nel luglio 1941 l'esercito si orientò definitivamente sul progetto Willys ed emanò contratti per questa ditta e per la Ford, eliminando totalmente la Bantam dalla produzione del veicolo, dandole solo un contratto per la produzione dei rimorchi.
Tecnica
La jeep del generale George Patton nella battaglia delle Ardenne (1945)
La jeep era un veicolo esteriormente estremamente rustico, praticamente solo una piattaforma su quattro ruote con un cofano a forma di parallelepipedo, con l'abitacolo appena protetto da barriere laterali che non superavano in altezza il cofano. Il parabrezza, costituito da due vetri sostenuti da un telaio, generalmente era abbattibile. L'uso principale, come veicolo da collegamento e, secondariamente, da ricognizione, non prevedeva particolari cure per la carrozzeria, tanto che furono studiate modifiche per realizzare la carrozzeria in compensato, per ridurre il consumo di acciaio (più utile all'industria pesante), comunque, considerando che la jeep aveva anche funzioni di trasporto fuoristrada per ufficiali superiori furono effettuati diversi tentativi, talvolta con modifiche direttamente nei reparti, per fornirla di una carrozzeria chiusa. Tipico della jeep, nella versione finale, era il radiatore in lamiera stampata con i fari incorporati.
Il motore di serie della jeep era il Willys Mod 442, detto anche Go Devil, un motore alimentato a benzina (come quelli di tutti i veicoli dell'esercito statunitense), a valvole laterali a quattro cilindri. La cilindrata era di 2196 cm3 , ed il motore erogava 40 kW (54 HP) a 3700 rpm, la coppia massima era di 123 Nm (98 ft-lb) a 2000 rpm. La trasmissione, con giunti a U, era con un cambio a tre marce e retromarcia, con riduttore a due posizioni. La trazione era su tutte e quattro le ruote.
Gli ammortizzatori erano idraulici, indipendenti sulle quattro ruote e le sospensioni erano a balestra. I pneumatici erano a 6 tele, delle dimensioni 6x16.
I primi modelli di Willys MB avevano la griglia del radiatore fatta di barre di acciaio sagomate e saldate, i fari erano montati sulla barra superiore, ed erano mobili, in modo tale da poter essere rovesciati per illuminare il motore in caso di riparazioni. Questa soluzione fu scartata molto presto, sia perché i fari in quella posizione erano più esposti a danneggiamenti rispetto ai fari inglobati nella parte anteriore della vettura, sia perché gli utilizzatori del veicolo non ritenevano opportuno illuminare il veicolo fermo di notte mentre stavano riparando il motore, esponendosi così al fuoco nemico.
Per l'uso in zone desertiche le jeep erano modificate con pozzetto piezometrico per il radiatore, compressore e manometro per la gestione della pressione degli pneumatici e filtro del carburante esterno.
Talvolta in Europa le jeep furono adattate per il movimento ferroviario, sostituendo le ruote in dotazione con ruote ferroviarie di piccolo diametro su assali allungati. Le ruote standard generalmente erano portate sui fianchi del veicolo per poter essere sostituite a quelle ferroviarie. Un'altra soluzione era ottenuta utilizzando un kit di modifica della Evans Autotrailer Company che permetteva di aggiungere due carrelli ferroviari di due ruote ciascuno, uno anteriore ed uno posteriore, alla jeep normale, quindi senza dover cambiare le ruote, almeno 7 esemplari furono equipaggiati con questi mezzi.
Fra gli accessori era previsto anche l'utilizzo di uno snorkel per l'utilizzo da LCM, permettendo quindi alla Jeep di fare gli ultimi metri fino alla spiaggia parzialmente, o anche totalmente, dato che la profondità massima di guado era di 1,83 m, immersa.
Jeep costruite alla fine della seconda guerra mondiale: 634569, 2642 Bantam, 350349 Willys e 281578 Ford.
Serie minori
La jeep fu costruita in massima parte dalla Willys e dalla Ford, ma un certo numero di esemplari fu costruito dalla Bantam, esemplari che furono quasi tutti ceduti alla Gran Bretagna ed all'URSS in base alla legge Lend-Lease. I prototipi e le produzioni di piccola serie differivano in alcuni aspetti dal progetto base descritto sopra.
Bantam Model 60 e BRC 40
Il primo modello di jeep fu il Bantam Mk II o Bantam Model 60, con un aspetto abbastanza differente da quello finale della jeep, avendo i parafanghi anteriori piegati ad angolo retto ed il radiatore bombato realizzato con tondini saldati. I fanali, invece di essere integrati nel cofano, erano montati sui parafanghi ed erano protetti da griglie. Il parabrezza era con un vetro unico invece che con i vetri sdoppiati. Questo modello fu costruito in 70 esemplari nel 1940, utilizzava un motore Continetal da 45 HP. Otto di questi veicoli potevano sterzare con tutte e quattro le ruote. Le dimensioni erano di 335 cm di lunghezza e91 cm di altezza, con un peso di 907 kg.
Lo sviluppo della Model 60 fu la Bantam BRC 40 (BRC significa Bantam Reconnaissance Car, Automobile da ricognizione Bantam), prodotta nel 1941, che aveva un aspetto già più simile alla jeep di serie. I parafanghi restavano piegati ad angolo retto, ma i fari erano abbassati e parzialmente integrati nella parte anteriore del parafango. Il radiatore adesso era piano, anche se continuava ad essere fabbricato con tondini saldati. Il parabrezza era ora a due vetri, mentre il motore restava il Continental a 4 cilindri. Fu costruita in 2642 esemplari, quasi tutti esportati.
Willys MA
Il primo prototipo prodotto dalla Willys (novembre 1940) era il Willys Quad, con un aspetto abbastanza diverso (e più massiccio) di quello che avrebbe avuto la jeep. Il Quad aveva il parabrezza su un solo vetro, il cofano anteriore bombato, due supporti a triangolo per i paraurti anteriore ed i parafanghi anteriori con una protezione laterale. Da quanto risulta dalle prove, il motore del Quad non aveva sufficiente affidabilità ed un peso superiore a quello richiesto dall'esercito (1097 kg contro i 978 richiesti). Il Quad fu costruito in due esemplari.
Successivamente, con la progettazione e produzione del motore Willys Model 442, fu riprogettato tutto il veicolo, che assunse un aspetto molto simile a quello finale. Il veicolo, noto come Willys MA, aveva già l'aspetto finale della jeep, ma è riconoscibile per i fari sui parafanghi, protetti da una griglia. Ne furono costruite 1500, in gran parte cedute all'URSS.
Ford Pygmy
Il modello Ford Pygmy o Ford Blitz-Buggy nel prototipo prodotto direttamente dalla Ford (novembre 1940) aveva già i fanali incorporati nel cofano ed una griglia di protezione con tondini saldati, i parafanghi anteriori avevano un'inclinazione simile a quella della jeep di serie. Invece il prototipo prodotto dalla Budd Company aveva i fanali anteriori montati sui parafanghi e protetti da griglie, l'unica altra differenza con il modello Ford era una leggera curvatura del pannello di chiusura superiore del cofano. In entrambi i prototipi il motore era un motore agricolo (Ford NNA) a valvole laterali a quattro cilindri che erogava 42 CV a 3600 rpm, avendo una cilindrata di 1958 cm3 , il modello Ford pesava 951 kg, mentre il modello Budd aveva un peso maggiore. La trasmissione era quella della Ford Model A a due marce.
Ford GP
In seguito alle prove sui prototipi Pygmy la Ford progettò la Ford GP, sempre utilizzando il motore agricolo Ford NNA da 42 CV. In questo nuovo veicolo il radiatore era sempre protetto da una griglia saldata ed i fari erano incorporati nel cofano. La Ford GP fu costruita in 3700 esemplari, tutti per l'Esercito statunitense.
Caratteristiche dei modelli di Jeep ¼ t 4x4
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Bantam BRC 40 |
Ford Pygmy |
Willys MA |
Ford GPW e Willys MB |
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(produzione) |
(prototipo) |
(produzione) |
(produzione) |
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Esemplari costruti |
2642 |
1500 |
350349 (Willys) |
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Motore |
Continental 4 cilindri |
Ford agricolo NNA 4 cilindri |
Willys Model 442 |
Willys Model 442 |
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Potenza (HP) |
45 |
42 |
54 |
54 |
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Lunghezza (cm) |
320 |
328 |
328 |
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Larghezza (cm) |
157 |
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Altezza (cm) |
114 |
|||
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Peso a vuoto (kg) |
926 |
951 |
978 |
1105 |
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Velocità massima su strada (km/h) |
104 |
Impiego
La jeep fu utilizzata su tutti i fronti della seconda guerra mondiale. Il suo impiego codificato era come veicolo di collegamento sul campo di battaglia, ma le missioni che venivano effettuate dalla jeep variavano dal trasporto tattico, alla ricognizione, al traino di artiglierie leggere fino all'evacuazione dei feriti. Uno degli impieghi più noti e su cui si hanno più immagini è l'impiego da parte della NZA (esercito neozelandese) nei Long Range Desert Group (LRDG), in operazioni dietro le linee dell'Asse nel corso della campagna dell'Africa Settentrionale. Questo impiego, in ambiente notevolmente ostile come quelle del deserto occidentale, mostrò la capacità di adattamento del mezzo alle varie condizioni climatiche, anche se fu necessario modificare il radiatore per permettere di avere un volume d'acqua sufficiente per il raffreddamento.
Le jeep armate
Le jeep, in considerazione del loro largo impiego, furono l'oggetto di diversi studi per poter usare un armamento leggero direttamente dal veicolo ed un numero ancora maggiore di conversioni sul campo. I primi studi, risalenti al 1942, prevedevano l'armamento con una Browning M2 12,7 mm montata su un affusto a candeliere modello T47. Tuttavia le modifiche fatte "sul campo" furono molte di più, passando dall'impiego di due mitragliatori aeronautici Vickers GO accoppiati sul cofano (SAS e LRDG) fino al montaggio sulla jeep di lanciarazzi che lanciava una slava di 12 razzi M8 da 114 mm per l'appoggio alla fanteria.
Confronto con i mezzi similari tedeschi
Confronto fra Kübelwagen, BMW R75 e Jeep
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Kübwelwagen |
BMW R75[17] |
Willis Jeep |
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Motore |
Posteriore |
Centrale |
Anteriore |
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Cilindrata (cm3) |
1113 |
746 |
2200 |
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Trazione |
4x2 |
3x2 |
4x4 |
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Lunghezza (cm) |
373 |
240 |
333 |
|
Larghezza (cm) |
160 |
173 |
157 |
|
Altezza (cm) |
135 |
100 |
114 |
|
Peso a vuoto (kg) |
635 |
420 |
1105 |
|
Rapporto peso/potenza (kg/CV) |
0,025 |
0,016 |
0,021 |
|
Velocità massima su strada (km/h) |
80 |
92 |
118 |
|
Autonomia (km) |
400 |
340 |
365 |
La Jeep nell'ambito delle forze armate alleate aveva le stesse funzioni tattiche che avevano il Kübelwagen e la motocicletta BMW R75 nell'ambito delle forze armate tedesche. Nel campo delle forze armate italiane e giapponesi non esistevano veicoli similari.
Dalla tabella si può vedere che la jeep era leggermente meno ingombrante della vettura tedesca, mentre per le prestazioni il rapporto peso/potenza era quasi equivalente. Sotto entrambi questi aspetti il veicolo migliore era la motocicletta (con sidecar). Il peso ridotto per il Kübelwagen e la R75 permettevano ai due veicoli di essere manovrati a mano dal proprio equipaggio (il peso della Jeep, superiore a 1100 kg, praticamente è simile a quello di una moderna automobile di media cilindrata). La capacità di carico delle due automobili era comunque nettamente superiore a quella della motocicletta (che poteva portare, al massimo, tre uomini contro i quattro standard delle due automobili). La jeep era superiore ad entrambi i veicoli tedeschi sia come velocità sia sia come capacità fuoristrada, in quanto la sua trazione totale le permetteva di gestire terreni sui quali gli altri due veicoli dovevano essere portati fuori a mano dai relativi equipaggi (quando ci riuscivano).
Un'ultima notazione riguarda l'impiego come supporto d'arma per i tre veicoli, ruolo nel quale la BMW R75 deve assolutamente cedere nei confronti delle due automobili. La jeep forniva, a causa del suo peso maggiore,una base di fuoco notevolmente più stabile di quella dell'automobile tedesca. Questo è ben visibile se non altro dal fatto che la mitragliatrice montata generalmente sul Kübelwagen era la MG34 da 7,92 mm di calibro, mentre la Jeep era eventualmente armata con la M2 Browning di 12,7 mm di calibro.
Dopo la seconda guerra mondiale
Il successo della jeep portò, dopo la fine della guerra alla produzione in un certo numero di stati stranieri, e, nell'ambito delle forze armate statunitensi, divenne il Modello MC o, più precisamente M38 Truck Utility ¼ t 4x4. L'evoluzione della jeep, nell'ambito delle forze amate statunitensi, proseguì con altri veicoli che, in parallelo con lo sviluppo tecnologico, assunsero caratteristiche sempre più lontane da quelle della jeep originale.
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La Willys-Overland iniziò a lavorare al progetto della Jeep nel 1940, quando il governo americano fece un concorso per la fornitura alle forze armate di un veicolo fuoristrada leggero. La Willys vinse il concorso con il prototipo Quad, che sarebbe servito come base per la costruzione della MB, la versione definitiva della Jeep. Nel luglio del 1941, il governo fece l'accordo con la Willys per la fornitura di 16.000 Jeep MB. Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra, la Jeep fu prodotta anche dalla Ford, con il nome GPW. Dalla Jeep fu derivato un mezzo anfibio, denominato GPA. Esso fu costruito, durante la seconda guerra mondiale, dalla Ford, in 12.778 esemplari. La carrozzeria aveva la forma di una barca, e la parte meccanica era analoga a quella delle altre Jeep. Nel dopoguerra, la Willys lanciò sul mercato le versioni civili della Jeep, dando così origine ad una serie di veicoli che è ancora oggi in produzione. Scheda
tecnica della Jeep MB:
Motore - Anteriore longitudinale, a ciclo Otto, a quattro
cilindri in linea - Alimentazione con un carburatore -
Cilindrata 2199 cmc - Misure dei cilindri: alesaggio di 79,3
mm, corsa di 111,1 mm - Distribuzione a valvole laterali,
comandate da aste e bilancieri - Potenza 63 cavalli a 4000
giri/minuto - Coppia 14,5 kgm a 2000 giri/minuto -
Raffreddamento ad acqua - Rapporto di compressione 6,48:1.
Trasmissione - Trazione posteriore permanente, trazione
anteriore inseribile - Cambio manuale a 3 marce con riduttore.
Corpo vettura - Telaio a longheroni e traverse - Freni a
tamburo - Pneumatici 6,00 per 16 pollici - Sospensioni
anteriori e posteriori ad assale rigido con balestre
longitudinali. |
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Quando nascono i fuoristrada
Nascono nel periodo bellico della seconda guerra mondiale con usi squisitamente militari, per consentire alle truppe di muoversi agevolmente su ogni tipo di terreno. Erano già stati sperimentati durante la prima guerra mondiale, ma è nella seconda che questi tipi di veicoli hanno una vera e propria diffusione su larga scala. Il primo di questi mezzi fuoristrada è l'americana Jeep, un curioso nome che le derivante probabilmente dalla contrazione della definizione inglese: General Purpose Vehicle (ossia: veicolo per uso generale). Può tranquillamente essere considerata come la vera progenitrice dei moderni fuoristrada, la nonna dei nostri 4x4, e di conseguenza anche dei SUV.
La storia del fuoristrada
Ufficialmente la Jeep fa la sua apparizione sul finire del 1939
quando viene introdotta nel parco mezzi della US Army come veicolo
militare da trasporto truppe. Allo scoppio della Seconda Guerra
Mondiale venne prodotto in enormi qualtità e impiegata su
tutti i terreni di battaglia, dal deserto alle montagne delle
Ardenne, prendendo parte ad infinite azioni belliche. Visto il suo
incredibile successo riscosso sul campo di battaglia, in termini di
versatilità e affidabilità, al termine del conflitto
l'industria automobilistica americana decise di scommetterci anche
per il futuro e la Jeep venne così riconvertita a veicolo
per uso civile. Nell'impiego militare fu rimpiazzata da un veicolo
all terrain più evoluto e di nuova progettazione realizzato
dalla Ford, e prese il nome di Mutt.
Il progetto operativo
per dare vita ad un veicolo leggero e dalle funzionalità
poliedriche, adatto a tutti i tipi di terreni, era nato in realtà
alla fine degli anni '40 per dare attuazione a una precisa
specifica dell'Esercito americano. Il primo modello fu progettato
da un ingengnere della Bantam, tale Karl K.Probst, ritenuto a
ragione il padre del fuoristrada. La prima serie messa in cantiere
da questa azienda comprendeva una settantina di esemplari, per lo
più modificati a varie riprese su specifiche tecniche
imposte man mano della US Army. Alla fine del 1940 anche la
concorrente Willys aveva creato un prototipo di veicolo fuoristrada
seguendo sempre le specifiche di quella richiesta avanzata
dall'Esercito; esso prese in nome di Quad.
Con il passare
del tempo e il progredire dei test entrambi i veicoli vennero
ampiamente modificati rispetto al progetto originale e furono
ordinati in 1500 esemplari ciascuno. Nello stesso tempo anche il
gigante automobilistico Ford aveva deciso di scendere in gara e
modificò un precedente progetto adattandolo sulla base delle
specifiche militari, ma facendo soprattutto tesoro dall'esperienza
maturata nel frattempo dagli altri due produttori. Produsse quindi
1500 esemplari del suo veicolo. Si andò quindi ai test
comparativi compiuti dall'Esercito ed essi decretarono la vittoria
della Willys sui suoi concorrenti; sembra che il suo motore si
fosse rivelato migliore in assoluto. Il veicolo vincitore venne
chiamato Willys MB e passò così alla storia come il
primo fuoristrada. Nel 1942 la Ford ne iniziò una produzione
su licenza Willys.
Per avere un'idea del grande successo di
questo veicolo basti pensare che alla fine della Seconda Guerra
Mondiale ne erano stati prodotti 639.245 esemplari; di essi 361.349
uscivano dalle officine Willys e 277.896 dalle catene di montaggio
della Ford.
Cos'è un fuoristrada
Tecnicamente parlando si definisce “fuoristrada” un
veicolo stradale a motore che viene progettualmente dotato di
alcune particolari soluzioni tecniche in grado di renderlo adatto a
percorrere terreni altrimenti inaccessibili ai normali veicoli. Un
fuoristrada è quindi studiato e progettato per muoversi più
facilmente su terreni accidentati, caratterizzati da forte
pendenza, ma soprattutto con fondo che offre scarsa o minima
aderenza, come fango e ghiaia.
Nato quale veicolo militare,
come abbiamo avuto modo di vedere nel capitolo dedicato alla storia
della Jeep, il fuoristrada è divenuto nel dopo guerra un
veicolo da lavoro, duro e spartano, privo di qualsiasi genere di
comfort, destinato solo ed esclusivamente a coloro i quali ne
avevano reale esigenza per motivi lavorativi. Fino agli anni '70
era diffuso soprattutto nelle nazioni africane e asiatiche
caratterizzate da reti stradali sconnesse e labili, nei paesi con
ampie estensioni di terreni argicoli, e ovunque mancassero vere
strade asfaltate.
Pochi i modelli e minime le prestazioni:
si trattava di veicoli lenti e rumorosi, privi di un minimo di
styling e comfort, ma dalle prestazioni davvero interessanti.
Regina incontrastata la britannica Land Rover, seguita dalle
americane Jeep, dalla più che dignitosa campagnola FIAT e
dalle emergenti (all'epoca) Toyota e altre giapponesi. Fuori gara
la mostruosa UAZ di produzione sovietica, dalla tenuta di strada
praticamente assente, e la piccola Lada, prodotti entrambi dal
sogno autarchico del comunismo.
Esplode la moda del
fuoristrada
Negli anni '80, sulla scia di un certo modo di
vivere e vedere le cose che fa un po' riferimento, almeno in
Italia, al mito degli yuppies e della “Milano da bere”
ecco le mitiche fuoristrada, eredi della Jeep, diventare vittime di
generazioni di figli di papà annoiati, di impiegati dal
soldo facile, di nuovi ricchi in cerca di qualcosa che potesse
mostrare meglio la loro nuova ricchezza. Dai campi e della montagne
le povere fuoristrada vengono deportate in città, il terreno
per loro meno adeguato.
Sono veicoli enormi, poco
maneggevoli, fumosi, scomodi, ma forse proprio per questa fanno
tendenza: innegabile il fatto che si notino poiché spiccano
sopra i tettucci delle altre auto, nuovo simbolo di potere visuale
per gli arroganti di città. Portarli la domenica mattina
davanti al bar o il sabato sera all'ingresso della discoteca è
il nuovo status symbol, meglio se infangate: fanno molto uomo
vissuto e avventuroso. Poco importa se il fango sia quello del
campo dietro la zona industriale dove ci si è impantanati la
sera prima!
Le case automobilistiche colgono la palla al
balzo e iniziano a produrre veicoli derivati dai classici
fuoristrada, rendendoli sempre più vettura comoda e
lussuosa. Non viene però tradita, almeno in questa fase,
l'essenza del 4x4 e i veicoli, seppur addolciti in termini di
interni e linea, mantengono le prerogative meccaniche che ne hanno
fatto il mito dell all-terrain.
Nasce il SUV
A metà anni '90 il mercato ha una seconda sterzata e le
case automobilistiche, sull'esempio di quanto accade in USA,
inventano il SUV, lo Sport Utility Vehicle. Ossia un incredibile
ibrido partorito dalla fantasia dei progettisti e dalla
flessibilità del mercato, in grado di assorbire i desideri
della gente e tramutarli in oggetti di consumo. Su questa scia nei
primi anni 2000 nascono veicoli come la Mercedes ML, la BMW X5 e
via dicendo. Questi modelli, come le loro recenti evoluzioni,
appartengono ormai pienamente alla nuova categoria motoristica dei
SUV e hanno perso quasi totalmente le prerogative tipiche del vero
fuoristrada, fatte salve la trazione integrale, che è però
dispondibile ormai anche su un gran numero di vetture totalmente
stradali e di altra categoria, e le dimensioni. Per il resto sono
solo enormi vetture di extra lusso.
L'ultima infornata di
novità prodotte dopo il 2005 ha orientato ancora di più
il mercato verso il segmento SUV ampliando a dismisura i modelli
disponibili e riducendo di fatto quelli che possono ancora essere
catalogati come fuoristrada. Questa tornata commerciale ha spostato
nella fascia SUV parecchi modelli che erano da anni nella categoria
off-road.
Le caratteristiche tecniche di un fuoristrada.
Ossia: cosa fa di un fuoristrada...un fuoristrada!
Per
definire fuoristrada una vettura, essa deve necessariamente
possedere più che caratteristiche tecniche, vere e proprie
capacità operative. Mi spiego: non necessariamente le
quattro ruote motrici rendono adatta al fango una vettura, così
come non necessariamente la mole e le dimensioni fanno di un SUV un
fuoristrada. Si potrebbe affermare che il vero fuoristrada è
quello che riesce a cavaresela su ogni terreno. Molti credono che
l'aspetto e le prerogative meccaniche bastino a fare di un mezzo un
fuoristrada, così come tanti acquistano un SUV pensando di
aver colto con una fava due piccioni, ossia le prestazioni/comfort
e la capacità all-terrain, ma le cose stanno ben
diversamente e lo potete chiedere a tutti i proprietari di SUV
rimasti impantanati nel fango, nella sabbia o nella
neve.
Comunque, da un punto di vista squisitamente tecnico,
le principali caratteristiche meccaniche e costruttive che
accomunano la maggior parte dei veri fuoristrada, distinguendoli
dalle comuni vetture, sono:
La trazione: due o quattro ruote motrici.
Nei fuoristrada la trazione è integrale, di tipo
permanente oppure inseribile a comando, poiché permette una
migliore trazione su fondi poco aderenti o sdrucciolevoli, come
terreni innevati, ghiacciati o fangosi. Dal punto di vista
meccanico la trazione integrale è definita come “la
ripartizione della coppia motrice di un veicolo a motore effettuata
su tutte le ruote di cui esso è dotato”. Nel caso di
veicoli a quattro ruote come le auto, in presenza di trazione
integrale essi vengono detti in gergo 4x4, o indicati con la sigla
inglese 4WD (four-wheel drive=quattro ruote motrici). Solitamente
la trazione integrale viene usata per agevolare la percorrenza di
terreni sconnessi, con forte pendenza o caratterizzati da una
ridotta aderenza come potrebbe essere una pista fangosa o una
strada innevata.
A seconda del modello e della sua filosofia
costruttiva, ma anche del tipo di uso per il quale è
previsto, la trazione integrale può essere inseribile o
permanente. Alcuni modelli come le Land Rover hanno la trazione
integrale permanente, e la potenza viene sempre ripartita su tutte
le ruote del veicolo. Altri, come le giapponesi, danno la
possilibità di scegliere se viaggiare con la solo trazione
posteriore (oppure anteriore a seconda del modello) in maniera da
consumare meno su percorsi puramente stradali, inserendo poi la
trazione integrale solo in caso di vera necessità.
L'inserimento
della trazione integrale avviene grazie all'attivazione del
differenziale centrale e può essere fatto, a seconda del
modello di vettura e della sua tecnologia, in vari modi. Nei
modelli più vecchi il guidatore usa un comando meccanico (di
solito è una seconda leva del cambio), in quelli più
recenti si serve di un comodo pulsante che mette in azione a sua
volta comandi elettrico-meccanici o elettro-idraulici. Il passaggio
dalle due alle quattro ruote motrici può anche essere deciso
direttamente dall'elettronica di bordo, come accade nei modelli
dell'ultima generazione. È infatti la perdita di aderenza
delle due ruote che normalmente sono in presa per via della
trazione, segnalata al computer centrale da appositi sensori, che
fa decidere alla centralina di comandare l'inserimento della
trazione su tutte e quattro le ruote. L'inserimento, e relativo
disinserimento della trazione integrale, nei modelli più
vecchi doveva essere fatto da fermo. Nei veicoli più moderni
può essere fatto in movimento a patto di restare al di sotto
di una determinata soglia di velocità.
Il differenziale.
Nei veicoli a motore, come automobili, camion e fuoristrada, il
differenziale è un organo meccanico di grande importanza per
la stabilità e la maneggevolezza, poiché a lui spetta
il compito di distribuire equamente quello che i tecnici chiamano
“momento torcente”, presente tra le due ruote motrici
anche se queste ruotano a velocità diversa. Inutile scendere
nei dettagli tecnici riservati a ingegneri meccanici e fisici;
basti sapere che il differenziale serve a modulare la distribuzione
della potenza tra le due ruote, soprattutto quando si curva, per
agevolare marcia e manovrabilità. Per fare un esempio, i
kart non hanno differenziali e quindi il “momento torcente”
risulta applicato in maniera sempre uguale alle due ruote motrici,
che sono infatti bullonate all'asse, e ruotano sempre alla stessa
velocità.
Se questa scelta tecnica non presenta
problemi su percorsi rettilinei, quando si deve fare una curva il
problema si manifesta e svela il bisogno del differenziale: la
ruota esterna dovrebbe infatti ruotare più veloce rispetto a
quella interna perchè è chiamata a percorrere una
traiettoria curva più lunga rispetto all'altra. Mancando il
differenziale, questa variazione di velocità non avviene e
una delle due ruote (o a volte tutte e due!) finiscono per slittare
sulla strada. Questo consuma le gomme e tende a far proseguire
dritto il mezzo mancando di fatto la curva, cioè l'auto tira
verso l'esterno e non ne vuole sapere di curvare. Con il
differenziale che abbiamo sulle nostre auto è tutta un'altra
cosa!
Ma nel caso una delle due ruote motrici resti impantanata
nel fango ecco che il differenziale diventa nostro nemico. Per via
del suo principio fisico di funzionamento, tenderà infatti
scaricare tutta la potenza proprio sulla ruota impantanata,
lasciandoci così bloccati.
Anche per questa ragione i
fuoristrada hanno le quattro ruote motrici, per fornire cioè
un maggior numero di ruote in grado di tirare; seppure una coppia
di ruote dovesse essere fuori uso per via del problema di cui
sopra, ecco che avremo comunque l'altra. Naturalmente questo
discorso vale se abbiamo la possibilità di intervenire sul
differenziale centrale. Altrimenti, per lo stesso principio che
blocca la prima coppia di ruote, ecco che il differenziale centrale
tenderebbe a scaricare sulla coppia di ruote in difficoltà
tutta la potenza, togliendola a quella che invece potrebbe fare
presa. Esiste nei fuoristrada la possibilità di bloccare i
differenziali. Solitamente si tratta del differenziale centrale,
che viene comandato da un sistema a leva posto accanto al
cambio.
Ovviamente con il differenziale centrale bloccato si
guida discretamente bene in rettilineo, ma nelle curve ci vogliono
cautela e velocità ridottissima. Alcuni fuoristrada hanno la
possibilità di bloccare anche i differenziali anteriore e/o
posteriore, una peculiarità che si rivela molto efficace per
tirarsi fuori da situazioni estreme. Questa possibilità di
blocco può essere anche aggiunta in un secondo tempo
installando speciali differenziali bloccabili con sistema
pneumatico, ma sono soluzioni costose e necessarie solo se si fa
fuoristrada veramente estremo.
Altezza da terra
I fuoristrada hanno una maggiore altezza della carrozzeria da
terra rispetto ad un normale veicolo e questo si rende necessario
per poter superare più agevolmente gli ostacoli, oltre a
ridurre le possibilità di contatto con le asperità e
le sporgenze del terreno accidentato. Due sono le altezze da terra
di cui bisogna tenere conto: quella del differenziale e quella
della carrozzeria.
L'altezza del differenziale da terra
influisce sulla possibilità di percorrere terreni con
asperità sporgenti: più si è alti e meno si
rischia di toccare pietre sporgenti o altri ostacoli che dovesse
sbucare dal terreno. Naturalmente i differenziali possono essere
protetti con appositi gusci metallici rinforzati, ma è ovvio
che l'altezza effettiva rappresenta un limite da tenere presente.
Essa può essere leggermente aumentata facendo ricorso a
pneumatici più alti, compatibilmente con la lista di quelli
che possono essere legalmente montati su quel modello (lista
scritta sul iibretto di circolazione).
L'altezza della
carrozzeria da terra è invece importante per superare
gli ostacoli e i guadi. La carrozzeria poggia in definitiva sul
resto grazie a un sistema di molle e ammortizzatori; più
essi sono alti, più la vettura si solleva da terra. Quando
si deve guadare un fiume è proprio questa altezza ad essere
importante per stabilire quanta profondità si possa
affrontare senza riempire l'auto d'acqua (fermo restando ovviamente
che motore e sistemi meccanici devono essere stagni, e che le prese
d'aria devono avere captazioni alte e sfiati). Altro elemento sul
quale influisce fortemente l'altezza della carrozzeria da terra è
la capacità di affrontare ostacoli come fossati o dossi.
Più la carrozzeria è alta maggiore è
l'angolo di attacco del veicolo. Solitamente tutti i fuoristrada
sono già abbastanza alti da terra, ma se non dovesse bastare
si possono sostituire ammortizzatori e molle con altri più
alti, e addirittura aggiungere spessori per aumentare maggiormente
l'altezza. Naturalmente ogni cosa ha il suo rovescio della
medaglia; alzare la carrozzeria da terra diminuisce la stabilità
del fuoristrada in marcia e aumenta il beccheggio in viaggio.
Carrozzeria
La carrozzeria dei fuoristrada è fatta in maniera diversa da quella delle vettura. Mentre queste ultime hanno una scocca portante rinforzata, detta cellula, rivestita poi dai pannelli della carrozzeria, i fuoristrada seri hanno un telaio in traverse metalliche che regge motore, cambio, differenziali e ruote, e su di essa poggia la carrozzeria mediante molle e ammortizzatori. Si tratta di una soluzione di grande robustezza, in grado di garantire maggiore durata e migliori prestazioni in fuoristrada. In caso di incidente però ha i suoi contro. Se un fuoristrada potrebbe cavarsela meglio nell'urto contro una normale vettura, proprio per via della sua struttura a telaio, in caso di urto contro un'ostacolo fisso come un albero la situazione sarebbe diversa, e la mancanza di una cellula deformabile ad assorbimento progressivo come esiste nelle auto renderebbe l'impatto più duro con ripercussioni dolorose e pericolose sui passegeri.
Angoli tecnici
Il discorso degli angoli tecnici (nulla a che fare con
gli spigoli della carrozzeria, ovviamente) è assai
importante per un fuoristrada e si collega per certi versi
all'altezza da terra della carrozzeria e alla sua conformazione.
Tre sono i parametri funzionali di un fuoristrada detti angoli: il
primo è l'angolo di attacco, dato dall'ampiezza dello
sbalzo anteriore. Esso viene calcolato in base della misura di
quanto sporgono frontalmente il paraurti e la carrozzeria rispetto
alla ruota e alla loro altezza da terra. Questo parametro è
importante nel caso ci sia da salire su un pendio o superare un
dosso di terra. Se dal piano con inclinazione zero della strada si
giunge improvvisamente davanti a un pendio, come potrebbe essere
appunto un dosso di terra, la gomma deve poterlo toccare prima di
ogni altra parte del fuoristrada. Solo così può
iniziare a salirvi sollevando progressivamente il muso della
vettura.
Se avvicinandosi al dosso il paraurti tocca per
primo il dosso, la vettura si punta e non riusciremo mai ad
arrivare con la ruota. Questo vuol dire che l'angolo di attacco del
nostro fuoristrada è troppo basso per quel pendio. Se
potessimo sollevare la carrozzeria da terra o arretrare il paraurti
ecco che riusciremo ad avanzare quel tanto da far arrivare la gomma
sul dosso e iniziare a salirvi. L'angolo di uscita funziona
grossomodo allo stesso modo, solo che non si riferisce più
al frontale della vettura, bensi al retro, e dipende dalla misura
dello sbalzo posteriore.
L'angolo di rampa è
dato invece dalla distanza tra gli assi e dall'altezza dell'albero
di trasmissione. Da esso dipende la capacità del fuoristrada
di superare le cosiddette “schiene d'asino” ossia la
parte tondeggiante centrale e sommitale di un dosso. Più gli
assi sono lontani tra loro maggiore è il rischio che, una
volta saliti in cima al dosso, si resti bloccati perchè il
differenziale centrale andrà a toccare sul vertice del
dosso. Più gli assi sono ravvicinati maggiore è la
capacità del nostro fuoristrada di cavarsela in certe
situazioni. Questo valore va conosciuto molto bene, ma non tanto
nel suo dato numerico, bensì negli effetti pratici. Potrebbe
essere infatti imbarazzante superare un dosso e scoprire solo una
volta arrivati in cima che il nostro angolo di rampa è
insufficiente dal fatto che si è rimasti bloccati.
Prese d'aria o snorkel
Questo discorso non vale per tutti i fuoristrada, almeno nei modelli di serie, ma generalmente molti di essi adottano comunque soluzioni migliorative in questo senso. Parliamo della presenza di prese d'aria protette per la captazione dell'aria necessaria all'alimentazione del motore, dette tecnicamente snorkel, e di una serie di accorgimenti volti a proteggere l'impianto elettrico dall'acqua. Ci sono poi una serie di protezioni ulteriori poste sulla carrozzeria per essere equipaggiati in maniera tale da evitare l'ingresso dell'acqua durante un guado che dovesse portare l'acqua al di sopra del livello di base degli sportelli.
Pneumatici adeguati
I pneumatici dei fuoristrada devono essere adatti allo scopo.
Solitamente hanno una scolpitura più pronunciata ed
articolata per migliorare al massimo la presa delle gomme su fondi
viscidi o friabili. I pneumatici hanno una importanza fondamentale
per un fuoristrada, molto più di quanto tanti pensino. Ogni
terreno in realtà vorrebbe la sua gomma, con la sua
larghezza e con il suo disegno. Naturalmente sono pochi quelli che
useranno il fuoristrada solo e sempre su un terreno, per cui sono
spesso necessarie soluzioni intermedie e all-terrain. Chi
usa il fuoristrada spesso su strade asfaltate dovrebbe prima
chiedersi perchè mai ha comprato un fuoristrada piuttosto
che una station wagon, e poi montare gomme prevalentemete stradali,
con tassellatura minima e scolpitura adatta alla strada e adeguata
alla pioggia.
Sul bagnato il fuoristrada non è
una normale utilitaria, e richiede attenzione maggiore,
soprattutto se è un trazione posteriore con le quattro
inseribili: fondamentale avere buone gomme adatte alla pioggia. Sul
fango e sulla neve sono consigliabili gomme strette e tassellate,
mentre sulla sabbia vanno meglio gomme larghe con ampia superficie
d'appoggio. Esistono gomme speciali per terreni rocciosi o molto
fangosi, ma sono appunto gomme speciali, che nell'uso normale
garantiscono prestazioni assai ridotte. Alcune gomme di questo
genere, ad esempio, hanno forte presa sul terreno durante la marcia
avanti, ma alcuna presa in caso di marcia indietro; e per marcia
indietro si intende anche un eventuale scivolamento indietro verso
valle! Altre hanno tenuta laterale assia scarsa, e questo può
rilevarsi pericolo in caso di passaggi su pendii inclinati.
Cambio con marce ridotte
Il cambio dei fuoristrada è dotato di uno speciale
riduttore dei rapporti, detto appunto delle “marce
ridotte” che agevola il superare di forti pendenze, sia
in salita che in discesa. In pratica si tratta di una ulteriore
riduzione meccanica imposta al cambio normale, che fa in maniera da
ridurre ulteriormente i rapporti delle marce. Esempio banale. Se un
prima a 2000 giri si fanno i 30 all'ora, inserendo le ridotte in
prima a 2000 giri si fanno i 10 all'ora. Tutti i tecnici staranno
già rabbrividendo, ma credo che l'esempio per
raccapricciante che sia chiarisca anche ai meno esperti l'effetto
che si ottiene inserendo le ridotte.
Queste marce si
inseriscono mediante una leva posta accanto al cambio e solitamente
si tratta di una operazione che va fatta da fermi. Le ridotte sono
molto importanti nel caso di ripide salite, come è facile
intuire, ma sopratutto in caso di discese altrettanto impegnative.
Le ridotte permettono infatti un efficace ricorso al freno motore,
che mantiene costante la velocità di discesa senza
surriscaldare i freni. Le ridotte si utilizzano anche sui terreni
poco aderenti per dare maggiore morbidità alla presa delle
ruote.
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